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Coanim

Nella parashà di sabato scorso, Emor, abbiamo letto tutta una serie di prescrizioni riguardanti i Coanim ed in particolare il Coen gadol, il Gran Sacerdote in carica, responsabile della direzione del Santuario di Gerusalemme.
Tra le varie prescrizioni ve ne sono alcune, matrimoniali, che destano stupore: perché i Coanim hanno tante limitazioni nella scelta della moglie? Alcune sono facilmente intuibili e spiegabili. Non stupisce che la Torà cerchi di evitare al Coen di trovarsi mischiato in polemiche con la coniuge, che possano presumibilmente portare a una guerra all’interno del suo matrimonio con il rischio di una dolorosa lacerazione che lo distragga dai suoi compiti di capo e direttore dei riti che si svolgevano al Santuario. Di qui una serie di prescrizioni che lo indirizzino verso quella che sarà la scelta migliore verso un matrimonio sereno e la costruzione di una solida famiglia priva di dolorosi contrasti, eventualmente esiziali per la riuscita del matrimonio e la tenuta della famiglia. Anche se nella Torà il divorzio (il ripudio per l’esattezza) è ammesso, si tratta sempre di un evento doloroso e traumatico che distrae l’individuo (Coen o meno) dai suoi compiti. Essendo questi pubblici e fondamentali per il mantenimento dell’attaccamento pubblico a molte delle prescrizioni rituali, una “distrazione” del massimo responsabile dai suoi compiti avrebbe avuto conseguenze negative su tutto il Popolo, ivi compresa l’osservanza del “corpus” di norme sia formali (osservanza dei riti) sia sostanziali che garantivano il sereno svolgimento della vita del Popolo di Israele: meglio sfuggire ai rischi di una crisi matrimoniale del Coen. Non solo: compito del Coen era anche quello di garantire la continuità della funzione sacerdotale nei tempi: quindi procreare figli ( che sono automaticamente destinati alla funzione sacerdotale), crescerli ed educarli alla funzione sacerdotale cui sono destinati. Perché dunque vietargli di sposare una donna vedova o una divorziata ? Se per quest’ultima si potrebbe ipotizzare un pregiudizio (tutto da dimostrare) di una ridotta attitudine alla concordia familiare, per la vedova non vi è sicuramente alcuna colpa. Perché dunque questo divieto? Come al solito la Torà non motiva le prescrizioni, ma nulla ci vieta di cercare di capirne la ratio. Oltre alle prime due categorie appena citate al Coen era vietato il matrimonio con una zonà (prostituta) o una chalalà ( donna figlia di un Coen e di una donna a lui vietata): il divieto verso la prima appare ovvio dato il carattere libertino dei suoi costumi e anche il secondo divieto non stupisce perché è solo l’estensione del divieto al frutto dell’ unione vietata. Si possono condividere o meno i motivi del divieto, ma in entrambi i casi comprenderne la ratio non è particolarmente arduo. Viceversa perché il divieto di sposare una divorziata o una vedova? Soprattutto per quest’ultima è chiaro che non ha nessuna colpa del suo stato coniugale. Quindi anche per la prima, accomunata automaticamente nel divieto, si apre l’interrogativo del perché del divieto di nozze con il Coen.
La spiegazione non è sicura, ma appare probabile si trovi in una “teoria genetica” in vigore prima del Mendelismo e cioè fino a tre quarti del XIX° secolo (1800) e di fatto fino agli inizi del’ 900.
La teoria era nota come Telegonia ed era ritenuta valida fino alle date sopra indicate, cioè poco più di cent’anni fa.
In base a questa teoria si riteneva che una donna che si fosse unita sessualmente con uomo, portava in sé, in permanenza, i caratteri di questa prima unione, che si sarebbero mantenuti e trasmessi anche al frutto di unioni successive con altri uomini. Quindi i figli di un secondo matrimonio avrebbero portato anche i caratteri del primo partner della madre (oltre a qualche carattere del secondo partner). Oggi non è il caso di spendere parole per confutare questa teoria, che però è stata ritenuta valida e veritiera fino a che il Mendelismo e la comprensione della Genetica hanno portato a scartarla. Non sorprende quindi che la Torà, concessa a Israele ben prima che nascesse Mendel, contenesse norme che, in base alle conoscenze ed i convincimenti del tempo, contribuissero a rassicurare circa la legittimità della discendenza del Coen.

Roberto Jona, agronomo