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Dall’arte all’educazione,
le nuove strade della tecnologia

Quale ruolo può avere la tecnologia nel settore della cultura e dell’educazione? Parte da questo interrogativo il ciclo di incontri organizzato dall’ambasciata d’Israele in Italia e intitolato “Games for Change series”. Dalle potenzialità del Gaming come strumento per valorizzare il patrimonio museale all’uso della realtà virtuale come supporto per l’apprendimento, al cuore dei tre appuntamenti – parte della manifestazione Virtual Reality Experience 2021 – un’ampia riflessione su come le nuove tecnologie legate al mondo dei videogiochi trovino sempre più spazio anche in realtà apparentemente distanti, come la cultura, l’educazione, l’arte. Proprio quest’ultima sarà al centro dell’ultimo incontro (5 maggio, ore 16.30 – qui il link all’evento) con protagonisti lo scrittore, filmmaker e game designer israeliano Boaz Lavie e il direttore del Center of Contemporary Art di Tel Aviv Nicola Trezzi. “Quando si parla di arte, la tecnologia non viene utilizzata, a differenza che negli altri contesti, in maniera produttiva. L’avanzamento tecnologico, che sia la stampante 3D, Second life o i social network, viene utilizzato dagli artisti in maniera molto personale, e spesso in opposizione alla funzione per cui è pensata la tecnologia stessa”, spiega a Pagine Ebraiche Trezzi, riflettendo sul tema dell’incontro dedicato all’intreccio tra nuove tecnologie e diverse forme espressive. “Nel caso degli artisti difficilmente è la macchina a prendere il sopravvento perché c’è sempre una forte posizione creativa iniziale, che definisce immediatamente quali sono le gerarchie all’interno di questo rapporto”. Tra gli esempi da portare nel corso del dialogo con Boaz Lavie, Trezzi spiega di voler richiamare la mostra dell’artista Sharif Waked, esposta nelle sale del Center of Contemporary Art. “Sharif Waked fa un ampio discorso del legame tra arte e mondo digitale. Lavora con opere che sono inchiostro su carta, ma allo stesso tempo apre riflessioni su come la nostra percezione dell’arte negli ultimi dieci anni sia stata influenzata dalle immagini digitali”. Il concetto espresso dall’artista, prosegue Trezzi, è che la stragrande maggioranza delle opere d’arte sono create per essere viste fisicamente, di persona. “Noi però oggi siamo sempre più indotti e abituati a guardarle sul nostro computer, o filtrate da uno schermo. Quindi ci troviamo davanti a un paradosso: diciamo di aver visto quella mostra su internet, ma in realtà non l’abbiamo vista per davvero o comunque non nel modo in cui è stata pensata e creata. E Sharif Waked crea delle opere che parlano proprio di questa contraddizione moderna, di questo fraintendimento. Ci parla di come una tecnologia come la rete abbia influenzato la percezione dell’arte in generale”. Un dialogo costante e profondamente attuale dunque, al centro dell’incontro che sarà introdotto da Mariangela Matarozzo, fondatrice & direttrice VRE e dai saluti dell’attaché culturale dell’ambasciata israeliana Maya Katzir. A moderare l’incontro tra Trezzi e Boaz Lavie, Valentino Catricalà, curatore al SODA Gallery di Manchester.