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Sociologia e letteratura

Mi sono sempre appassionato al filone di Law & Literature; partecipai pure ad un convegno romano presieduto da Pietro Rescigno e Anthony T. Kronman, dove, nell’ordine, costoro somigliavano alle amene descrizioni di Henrich Heine del prete cattolico e del pastore protestante, immortalate nelle sue Impressioni di viaggio; chi non le avesse lette, lo facesse, se non altro per vedere quanto sia falso il luogo comune che vede i tedeschi come refrattari all’umorismo e gli italiani, invece, come molto portati. Nel convegno, parlai di Franz Kafka, pur accorgendomi che il pubblico faceva smaccatamente il conto alla rovescia aspettando che finissi: debbo essere stato noiosissimo.
Poiché un analogo interesse è rispecchiato nella “sociology of literature”, non se ne contano i contributi e siccome non ci interessa farne la conta, preferiamo indirizzarci verso l’attuale dialettica carsica che emerge dalla stampa ebraica, per rammentare quanto scrisse Giorgio Bassani: “Una delle forme più odiose di antisemitismo era appunto questa: lamentare che gli ebrei non fossero abbastanza come gli altri, e poi, viceversa, constatata la loro pressoché totale assimilazione all’ambiente circostante, lamentare che fossero tali e quali come gli altri, nemmeno un poco diversi dalla media comune” (Il giardino dei Finzi – Contini). Ecco come, in poche parole, l’autore rende conto di una spaccatura che si protrae fino ai giorni nostri, e che dovrebbe fare la felicità degli studiosi delle scienze sociali.

Emanuele Calò, giurista

(4 maggio 2021)