Il fuoco di Cocteau

Il 21 giugno 1941 l’Ungheria entrò in guerra a fianco dei Paesi dell’Asse ma nel 1943 si disimpegnò dallo sforzo bellico ritirando le truppe dal fronte sovietico e rinunciando ad abbattere aerei nemici che sorvolassero il proprio territorio; il 19 marzo 1944 le truppe tedesche entrarono in Ungheria.
Il 15 ottobre 1944 la radio ungherese trasmise un proclama del reggente Miklós Horthy nel quale si dichiarava la cessazione dell’alleanza militare con il Reich e l’avvio di trattative armistiziali, il Reich reagì contando sull’appoggio delle milizie paramilitari ungheresi e del movimento politico filonazista e antisemita Nyilaskeresztes Párt-Hungarista Mozgalom guidato da Ferenc Szálasi; il 16 ottobre 1944 Horthy nominò Szálasi primo ministro e diede le dimissioni.
L’ente ebraico ungherese Országos Magyar Izraelita Közművelődési Egyesület (OMIKE) procurò lavoro a musicisti ebrei rimasti disoccupati, 450.000 ebrei ungheresi furono trasferiti presso Lager sia nel Reich che nel Governatorato; il 13 febbraio 1945 le truppe sovietiche liberarono Budapest.
Pál Budai studiò violino e composizione presso l’Accademia di Musica F. Liszt di Budapest, dal 1931 al 1933 studiò a Parigi con Nadia Boulanger, nel gennaio 1943 fu arrestato, imprigionato presso il Keleti Magyar Hadm.Ter. di Budapest e infine presso Szatmár (oggi Satu Mare, Romania); trasferito presso un Campo di lavoro coatto nella Rutenia carpatica, scomparve tra il 1944 e il 1945.
Sino al 1940 László Weiner (nell’immagine) studiò composizione con Zoltán Kodály presso l’Accademia di Musica F. Liszt di Budapest, durante la Guerra entrò nella OMIKE grazie alla quale diresse ed eseguì alcune sue opere; nonostante la discriminazione antiebraica in vigore dal 1940 in Ungheria, nel 1942 la sua Szonáta per viola e pianoforte vinse il premio del Ministero della Cultura ungherese.
Trasferito presso i Campi di Sárvár, Veszprém e Csepreg, nel febbraio 1943 fu trasferito presso il Campo di lavoro coatto di Lukó (oggi Lukov, Slovacchia); ivi fu ucciso nel luglio 1944.
Jenő Deutsch era allievo e assistente di Béla Bartók del quale stese in partitura cori, raccolse i canti popolari turchi e parte di quelli rumeni, studiò organo con Aladár Zalánfy presso l’Accademia di Musica F. Liszt di Budapest; talentuoso pianista ed etnomusicologo, entrò nella OMIKE.
Nel 1944 fu arrestato, imprigionato presso il Keleti Magyar Hadm.Ter. di Budapest, trasferito presso un Campo di lavoro coatto non identificato e ucciso; Zoltán Kodály si era prodigato a favore sia di Deutsch che di László Weiner per metterli in salvo a Melbourne, nell’ottobre 1944 scrisse una missiva indirizzata alle autorità militari ungheresi, presumibilmente mai giunta a destinazione.
György Justus studiò violino e composizione a Berlino, nel 1927 tornò a Budapest ma il titolo tedesco non fu riconosciuto equipollente in patria; allestì Die Dreigroschenoper di Brecht su musiche di Kurt Weill, nel novembre 1939 l’orchestra sinfonica dell’Accademia di Musica F. Liszt eseguì suoi lavori.
Indigente e senza domicilio, dormiva presso sale d’attesa delle stazioni ferroviarie di Budapest, presso gli argini del Danubio o in alloggi di fortuna e scrisse i propri lavori su panchine o nei Cafè; gli editori musicali Korda gli misero a disposizione un pianoforte verticale presso il proprio magazzino e pubblicarono la sua Jazz Suite per pianoforte.
Con sua moglie, la scrittrice Kató Ács, creò l’oratorio Egyszer öt per soli, coro e orchestra ma l’opera non fu eseguita poiché si rifiutò di sostituire il proprio cognome; nell’autunno 1943 fu deportato presso un Campo di lavoro in Transilvania dal quale fuggì un anno dopo, tornò a Budapest per nascondersi ma nel novembre 1944 fu nuovamente arrestato su delazione e ucciso due mesi dopo.
Diplomato in composizione e direzione d’orchestra, Sándor Kuti diresse i cori giovanili del Partito Socialdemocratico ungherese e dell’Unione Anti-Alcolisti di Budapest; scrisse tra l’altro brani corali di ispirazione comunista, tre poemi su testi di Sándor Petőfi per coro e orchestra, quartetti per archi, Suite per pianoforte eseguita in prima assoluta nel 1935 ad Amsterdam da Andor Földes.
Nel 1940 Kuti fu arrestato e trasferito presso un Campo di lavoro coatto sui Carpazi, nel luglio 1944 scrisse una Sonata per violino su due piccoli fogli spediti alla moglie Amy, in calce all’autografo compare la dedica a sua moglie firmata Sanyi (diminuitivo di Sándor); nell’estate 1944 fu trasferito presso un Campo di punizione in territorio metropolitano tedesco, morì nell’aprile 1945.
Sándor Vándor studiò composizione con Paul Graener a Lipsia, nel 1932 assunse la direzione del teatro di Sopron; nel 1936 divenne direttore di un coro del quale 47 membri perirono nei Lager.
Nel 1940 fu deportato presso un Campo di lavoro coatto in Rutenia, durante la prigionia imparò il ruteno e raccolse canti ruteni; nel marzo 1944 fu trasferito a Szentendre, Vác e infine presso un Campo aperto dalle milizie ungheresi a Sopronbánfalva, nel gennaio 1945 morì per le torture subite.
“Nemo vir est qui mundum non reddat meliorem” (che uomo è un uomo che non rende il mondo migliore) è il motto latino che campeggia nel maneggio di Baliano di Ibelin nel film Kingdom of Heaven (Ridley Scott, 2005); grazie alla loro musica e al loro coraggio, questi musicisti riscattarono a caro prezzo un mondo in rovina per riconsegnarcelo più bello, popolato di idee e progetti.
All’uscita da un museo, un giornalista chiese al poeta e scrittore francese Jean Cocteau: “in caso di incendio, cosa salvereste da questo museo?”, Cocteau rispose “il fuoco”.
Risposta enigmatica, probabilmente non diretta contro il museo ma a esaltazione dell’ingegno prometeico di strappare al Trascendente il segreto del fuoco; nel caso della musica creata nella più tragica epoca deportatoria della Storia dall’ascesa del dittatore tedesco (Hitler, 1933) alla morte del dittatore sovietico (Stalin, 1953), proviamo a superare il paradosso di Cocteau.
Salveremo il museo e il fuoco, l’arte e il talento che la mette in continua discussione, il fiume e la diga che smorza il tumulto delle sue acque, Aladino e il Genio della sua lampada che esaudisce i desideri reconditi del genere umano sino a consumarli.
Se la guerra è la negazione della logica e il Lager la logica di tale negazione, la musica è un enorme paradosso capace di correggere e ripristinare le giuste coordinate della Storia.

Francesco Lotoro

(5 MAGGIO 2021)