Mattarella ricorda Gaj Taché:
“Delitto che suscita orrore”
Sugli anni di piombo le verità da chiarire restano ancora molte. È uno dei messaggi che il Capo dello Stato Sergio Mattarella affida a Maurizio Molinari, direttore di Repubblica, in una grande intervista pubblicata oggi dal quotidiano. L’occasione è il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi. Il colloquio parte dalla stagione del terrorismo “nero” e “rosso” per arrivare alla minaccia terroristica del presente, particolarmente quella di matrice jihadista.
Un pensiero è dedicato anche al piccolo Stefano Gaj Taché, vittima dell’attentato al Tempio Maggiore di Roma del 9 ottobre 1982. Racconta il Capo dello Stato: “Ho voluto ricordarlo nel mio discorso di insediamento, sei anni fa, perché quel delitto suscita congiuntamente tanti motivi di orrore: disprezzo per la vita, antisemitismo, violenza contro la libertà religiosa”.
Esattamente 25 anni fa si apriva a Roma il processo contro il criminale nazista Erich Priebke. All’argomento è dedicato uno speciale in molte pagine di Repubblica. “La sua voce – si ricorda – era l’ultima cosa che i prigionieri ascoltavano, mentre la lista dei 335 caduti si completava di nomi e storie così diverse: generali e straccivendoli, operai e intellettuali, commercianti e artigiani, un prete e 75 ebrei; monarchici e azionisti, liberali e comunisti, e tanti aggiunti alla rinfusa, per raggiungere il numero stabilito confutando così la logica terribile della rappresaglia in stile nazista”. Quanto l’ha segnata il caso Priebke?, viene chiesto a Giovanni Maria Flick. Risponde l’ex ministro: “È una delle cose che ricordo come più significative del mio incarico ministeriale”.
Tensioni e scontri a Gerusalemme, nell’area della Spianata delle moschee ma anche a Sheikh Jarrah (dove a tenere banco è la questione dello sfratto di alcune famiglie arabe). Lo scrittore Abraham B. Yehoshua, intervistato dalla Stampa, esprime questo pensiero: “La tensione è alta, Gerusalemme è una polveriera. Alla fine a dire l’ultima parola sarà la Corte, ritengo però un’ingiustizia che quelle quattro o cinque famiglie arabe debbano andarsene”. Repubblica intervista Riad al Maliki, il ministro degli Esteri dell’Anp. Al centro anche il rinvio delle prossime elezioni palestinesi. Le accuse sono a senso unico: “Ci aspettavamo che Israele garantisse lo svolgimento del voto come in passato: non è accaduto. E dagli israeliani non abbiamo avuto né garanzie sulla sicurezza né risposte. La questione delle elezioni si è ridotta a una battaglia per Gerusalemme: avremmo potuto votare, ma solo senza Gerusalemme. Per noi Gerusalemme viene prima di tutto, non potevamo accettare”.
Su Gerusalemme, in senso più generale, dice la sua anche Sergio Romano (Corriere): “La rivendicazione delle tre religioni abramitiche – sostiene l’ex ambasciatore – nuoce ancora occasionalmente alla pacifica convivenza”.
Furio Colombo, sul Fatto Quotidiano, usa parole molto nette contro la “comicità” di Pio e Amedeo: “il loro editto – scrive – è insulto a molti, una prova di insensibilità sostenuta da una certa volgarità e da una pretesa di essere cavalieri del nuovo”.
La Stampa parla delle recenti manifestazioni per chiedere verità e giustizia nel nome di Sarah Halimi. Un possibile sviluppo giudiziario, come auspica la famiglia, potrebbe esserci in Israele. L’impressione, in ogni caso, è che “la storia non finirà qui”.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
(9 maggio 2021)