Israele sotto attacco
Sono oltre 250 i razzi lanciati in poche ore da Gaza verso Israele. Un numero drammaticamente significativo ed eloquente. In ogni caso, non l’unica minaccia dalla quale Israele deve guardarsi. “Lo Stato rispetta la libertà di culto e continuerà a farlo, ma non tollererà rivolte, attività terroristiche, sostegno al terrorismo” il monito del Capo dello Stato Reuven Rivlin in occasione di uno Yom Yerushalaim, il giorno in cui si ricorda la riunificazione di Gerusalemme, avvenuta nel 1967, sull’onda della tensione e delle violenze. L’esercito israeliano, in risposta ai numerosi attacchi, ha colpito in serata la Striscia. Alcuni leader di Hamas sono rimasti uccisi. A detta del gruppo terroristico tra i morti vi sarebbero alcuni bambini. Israele ha replicato attribuendone la responsabilità al gruppo islamico.
La situazione di crisi è sulle prime pagine di quasi tutti i quotidiani. Il Corriere della sera, nel suo articolo di cronaca, fa notare come i capi di Hamas abbiano rivendicato tutte le operazioni. Il segnale, si legge, “che per ora non vogliono ridurre la tensione”. Niente, scrive La Stampa, “ha fermato la forza di inerzia della rabbia palestinese, innescata dalla spirale di tensione cresciuta in giorni e giorni di attriti”. Repubblica, ricostruendo la giornata, parla di “schizofrenia lampante” nelle poche centinaia di metri che separano le porte di Damasco e Giaffa: da una parte gli scontri tra polizia e palestinesi, dall’altra i festeggiamenti per Yom Yerushalaim interrotti dalle sirene. Critico verso Israele, che viene accusato di soffiare sul fuoco con “la brutalità esibita della repressione”, il giudizio di Avvenire. Un giornalista della Stampa, in un testo faziosamente anti-israeliano, evoca un recente rapporto della onlus Human Rights Watch in cui si accusa lo Stato ebraico di “apartheid”. Per il Giornale, al contrario, i fatti di ieri avrebbero rivelato una chiara volontà palestinese: “Terrorizzare, dominare, fare fuggire gli ebrei da Gerusalemme, mettere in ginocchio Israele”. Per il Sole 24 Ore una prossima operazione militare contro la Striscia “appare scontata”. Una ipotesi plausibile anche per Domani, che descrive l’escalation di tensione fra le parti come “lenta ma inesorabile”.
La questione investe anche le principali diplomazie internazionali. “L’amministrazione americana manterrà un ruolo assai più defilato rispetto al passato sulle tensioni in Medio Oriente. Il presidente Biden ha come priorità la Cina e la Russia” sostiene Patrick Clawson, esperto di studi geostrategici del Washington Institute, interpellato dalla Stampa. Su posizioni simili Ian Bremmer, il noto politologo, che a Repubblica dice: “A rendere la situazione più rischiosa è il particolare momento politico. Comunque vada, gli americani se ne terranno lontani”. Lo scrittore israeliano Etgar Keret, intervistato dal Corriere, prevede conseguenze sulle consultazioni per la formazione di un nuovo governo: “Difficile, mentre si spara, che Naftali Bennett e Gideon Saar resistano alla pressione della destra ed entrino a far parte di una coalizione cosiddetta di centrosinistra”.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
(11 maggio 2021)