Pedofilia e neonazismo

È opportuno riportare per intero titolo e sottotitolo di una notizia apparsa alcuni giorni fa sulla pagina regionale di un quotidiano nazionale: Titolo: “Bambini abusati, Hitler e pugnali – Le chat dell’orrore dei 17enni”. Sottotitolo: “Pisa, otto minori denunciati per pedopornografia e odio razziale. Le famiglie ignare”. L’articolo – corredato dalla foto di un pannello, trovato nella casa di uno dei minori, nel quale spiccano le bandiere con la svastica – racconta i particolari delle indagini, tra cui il rinvenimento di spranghe, bastoni, pugnali, e naturalmente i particolari dei contenuti delle chat scambiate.
In realtà è inutile soffermarci sui particolari: titolo e sottotitolo sono già abbastanza espliciti. Un episodio del genere provoca due tipi di riflessione. La prima riguarda la comunicazione. Come è possibile che un episodio di una tale gravità resti confinato nelle pagine locali di un quotidiano? Non si è avvertita la gravità dell’accaduto, i problemi che pone, le riflessioni che sollecita? Al contrario, lo si è considerato alla stregua di una bravata di ragazzi di provincia, alla quale non dare poi troppa importanza.
Ma, al di là dei problemi di comunicazione, quanto accaduto a Pisa sconvolge e pone problemi ai quali non si riesce a dare una risposta. Questi ragazzi erano pienamente coscienti che la pedofilia e il nazismo sono entrambi espressione del male, del male assoluto, e proprio per questo li hanno messi in connessione, alla ricerca – che si potrebbe definire disperata – del livello più estremo dell’orrore.
Non tento nemmeno di dare una risposta agli interrogativi che questo episodio pone. Quello che è certo è che episodi simili non vanno nascosti o sottaciuti. Solo sapendo che esiste negli adolescenti di oggi la possibilità di aberrazioni del genere si può cominciare a porsi domande sul che fare. Altrimenti si finisce per comportarci come le famiglie di questi ragazzi che erano “ignare”.

Valentino Baldacci

(13 maggio 2021)