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Il progetto che guarda al 2025
“Gorizia ebraica, una storia europea”

Gorizia e Nova Gorica. Italia e Slovenia. Due città separate un tempo separate dalla Cortina di Ferro, ma oggi unite dal comune riconoscimento di “Capitale europea della cultura” per il 2025. Un dossier significativamente incentrato anche sulla gloriosa storia ebraica locale, testimoniata da varie tracce più o meno recenti. E in particolare sul recupero e sulla valorizzazione del cimitero di Valdirose, oggi in territorio sloveno, dove alcuni grandi ebrei goriziani riposano: dal rabbino Isacco Samuele Reggio al filosofo Carlo Michelstaedter, dal glottologo Graziadio Isaia Ascoli alla giornalista Carolina Luzzatto Coen. Merito della Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia, che da tempo ha preso a cuore questo impegno.
L’occasione per fare il punto sul progetto, sviluppato a partire da un’idea della redazione di Pagine Ebraiche, è stata data da un seminario online dal titolo “Le due Gorizie riunite nel recupero della memoria dell’antica presenza ebraica”. Numerosi e qualificati gli interventi dedicati a un’opera di risanamento che, anche in considerazione della posizione transfrontaliera del cimitero, “rappresenta quasi un unicum” nel suo ambito.
“Quello sul quale ci soffermeremo stasera è uno dei progetti più rilevanti sui quali stiamo lavorando, con al centro la valorizzazione di un bene di fondamentale importanza non solo a livello italiano ma anche europeo” ha affermato Dario Disegni, presidente della Fondazione, nel proprio saluto inaugurale. Una collaborazione significativa, quella tra queste due città emblema fino a non molti anni fa di mondi reciprocamente ostili, che avviene nel segno di una storia, quella della Gorizia ebraica, “che ha visto la confluenza di ebrei di tutte le parti dell’Impero austro-ungarico, ma anche dall’Italia e, attraverso Trieste, dalla Dalmazia”. In sintesi, “una grande storia europea”. A ripercorrerla anche un sito web di imminente pubblicazione che, è stato annunciato da Disegni, “sarà in triplice lingua: italiano, sloveno e inglese”.  
A ricordare l’alto valore di questa sfida anche gli altri rappresentanti istituzionali intervenuti in apertura di seminario: Damjana Pavlica, vicesindaca di Nova Gorica; Rodolfo Ziberna, sindaco di Gorizia, che ha inviato un videomessaggio; il vicepresidente della Comunità ebraica triestina Livio Vasieri; Andrea Zannini, direttore del dipartimento di Storia dell’Università di Udine e un rappresentante della Fondazione Beneficentia Stiftung. 
Un inquadramento storico è stato poi proposto da Maddalena Del Bianco, professore ordinario di Storia delle religioni dell’ateneo friulano, che ha ricordato come e perché Gorizia si è fatta la nomea di “Gerusalemme sull’Isonzo”, e dallo storico Renato Podbersič, dell’Università di Nova Gorica, che ha illustrato più nello specifico la vicenda relativa a Valdirose.
La parola è quindi passata ad alcuni protagonisti del progetto: Andrea Morpurgo, project manager e consigliere della Fondazione, e Renzo Funaro, che della Fondazione è vicepresidente. Le metodologie di intervento, è stato spiegato in questo contesto, saranno attuate con i più avanzati sistemi tecnici di rilevazione, catalogazione e conservazione.
Stimolanti anche i contributi dell’ultima sessione, dedicata a cosa comporti essere una “capitale europea della cultura”. Per primo è intervenuto il manager culturale Paolo Verri, direttore della Fondazione Matera Basilicata 2019. Ha concluso il seminario Lorenzo De Sabbata, coordinatore del dossier dedicato alle due Gorizie.
L’incontro è stato moderato da Giorgio Segré, componente di Giunta della Fondazione. 

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(27 maggio 2021)