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Il risveglio di Eitan

Eitan Moshe Biran, cinque anni, l’unico sopravvissuto alla strage della funivia Stresa-Mottarone, ha aperto gli occhi ieri. I medici dell’ospedale Regina Margherita di Torino hanno iniziato ieri il suo risveglio dal coma farmacologico. Un percorso lento e complesso. “Non è ancora completamente cosciente. Le sue condizioni rimangono critiche”, spiegano dall’ospedale. Al fianco del bambino, come racconta oggi Repubblica, la zia Aya, sorella di Amit, padre del piccolo. La sua salma, assieme a quella della moglie Tal, del fratellino Tom, dei bisnonni Barbara e Itshak, è stata portata in Israele, dove si terranno i funerali.

Giustizia per le vittime. Intanto proseguono le indagini per accertare le responsabilità, con l’arresto la scorsa notte di tre persone: Luigi Nerini, amministratore della società Ferrovie del Mottarone, Enrico Perocchio, direttore del servizio, e Gabriele Tadini, capo operativo, accusate di omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime e omissione di cautele. Secondo la procura, i tre avevano consapevolmente disattivato i freni di emergenza che dovevano tenere le cabine ancorate anche in caso di rottura del cavo. Lo hanno fatto perché altrimenti avrebbero dovuto fermare le corse e avrebbero così perso incassi. “La strage dell’avidità”, titola in prima pagina Repubblica, mentre la Stampa apre con la foto della famiglia israeliana vittima dell’incidente. E titola: “Una strage per 140mila euro”. Il Corriere racconta la rabbia dei parenti, che chiedono giustizia. “Vogliamo verità, non vendetta e la magistratura ha fatto un lavoro egregio, con tutti gli occhi del mondo puntati addosso”, le parole espresse dal presidente della Comunità ebraica di Milano Milo Hasbani. “Quanto emerso è sconvolgente e nessuno se lo sarebbe mai immaginato”, ha sottolineato l’avvocato Giulio Disegni, vicepresidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (La Stampa), uscendo dal Regina Margherita dopo aver visitato il piccolo Eitan. “Non è stato un incidente sono assassini che pensano al denaro”, il commento di rabbia e dolore da Tel Aviv della zia di Eitan, Gali Peleg. Intervistata da La Stampa, Peleg afferma che “Le vittime non sono solo quattordici. Ci siamo anche noi, ci sono anche le famiglie di tutti coloro che hanno perso la vita su quella montagna per colpa di chi ha pensato solo al denaro”.

Giustizia per il passato. Per aver fatto condannare 58 criminali nazisti responsabili delle stragi di civili e di militari compiute in Italia, Marco De Paolis, Procuratore generale militare d’Appello, ha ricevuto dall’ambasciatore Viktor Elbling l’Ordine al Merito conferita dal presidente della Repubblica Federale di Germania, Franz Walter Stenmeier. “Ho tentato di dare una risposta giudiziaria anche tardiva, imperfetta e parziale a chi aveva subìto un’ingiustizia enorme, alle loro famiglie. – spiega al Corriere il magistrato – La lunga omissione feriva tutte queste persone e l’onore nazionale. Era essenziale affermare un principio: dare un nome e un volto a chi si era macchiato di una condotta criminale inaudita”.

A Gaza. Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha annunciato che 110milioni di dollari verranno utilizzati per la ricostruzione di Gaza. Ma i soldi non passeranno dal movimento terroristico di Hamas. La speranza è che sia così, a maggior ragione alla luce delle immagini che arrivano da Gaza, dove il capo di Hamas Yehie Sinwar, ha deciso di usare un bambino per la propria propaganda del terrore. Si è infatti fatto ritrarre con un bimbo a cui i terroristi hanno scelto di mettere in mano un mitra. “Hamas ha le sue mani su Gaza e sul popolo palestinese esattamente come le mani di Yehie Sinwar, capo di Hamas, ghermiscono quel povero bambino – scrive il Giornale – e lo scaraventano davanti a un microfono con un mitra in mano”. Di questa violenza non parla l’appello per Gaza pubblicato sul Fatto Quotidiano in cui si sottolinea la mancanza d’acqua potabile nella Striscia. Non ci si chiede come mai Hamas investa in razzi e mitra e non in acquedotti e infrastrutture civili.

Louvre e l’arte depredata. Laurence des Cars è la nuova direttrice del Louvre di Parigi. È la prima donna, raccontano i quotidiani oggi, a ricoprire questo ruolo. “Il suo progetto punta a far entrare la polifonia del mondo in un museo, in risonanza con la società, per esempio riflettendo allo spazio delle donne nelle collezioni, oppure sulla provenienza delle opere” hanno fatto sapere all’Eliseo, scrive il Messaggero, riferendosi anche all’impegno di Laurence des Cars di restituire agli eredi le opere confiscate dai nazisti agli ebrei.

La bambina che non sapeva odiare. “Non so odiare. So che se odierò soffrirò ancora di più rispetto a quelli che hanno contribuito a questa cattiva sorte che mi è toccata”, è la testimonianza a Repubblica di Lidia Maksymowicz, bielorussa, che a tre anni finì nella baracca dei bambini di Auschwitz tra le cavie di Mengele. La sua storia è tornata all’attenzione dei media dopo un incontro in Vaticano con Bergoglio. Il papa ha baciato l’infame numero che i nazisti le tatuarono ad Auschwitz. Sul significato del gesto riflette Elena Loewenthal su La Stampa.

Segnalibro. Massimo Giuliani scrive su Avvenire del volume L’amore nell’ebraismo. Filosofia e spiritualità ebraiche (Giuntina) di Catherine Chalier, che raccoglie le lezioni della filosofa, esperta di Emmanuel Lévinas, dedicate “a spiegare quanto l’amore, in tutte le sue dimensioni, sia presente come comandamento e come valore negli scritti sacri dell’ebraismo”.

Neofascisti in piazza. Nonostante l’appello a vietarlo, per il momento sembra che si terrà a Roma sabato “il raduno nazionale con i nuovi fascisti del Terzo Millennio di CasaPound”, racconta il dorso romano di Repubblica. Nel mentre, Anpi e decine di associazioni, sindacati, organizzazioni politiche e studentesche manifesteranno in Campidoglio, dalle 12, contro l’adunata nera indetta con slogan evocativi della Germania nazista.

Daniel Reichel