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Parla il figlio di Sarah Halimi:
“Un centro comunitario:
così onorerò mia madre”

La speranza di ottenere giustizia non è tramontata. Un conforto nei momenti difficili. La cura contro il senso di solitudine determinato da una sentenza scandalosa. 
Nelle ultime settimane Yonathan Halimi, il figlio di Sarah, si è esposto più volte in prima persona. L’ha fatto con grande coraggio e determinazione. Alla Francia, il suo Paese, continua a chiedere una cosa soltanto: che l’assassino di sua madre abbia un processo e paghi per il suo orrendo crimine. Dovrebbe essere la regola, in una società civile.
“Lo so, c’è già stata una sentenza. Ma non possiamo smettere di crederci. Per la Francia c’è ancora una possibilità di riscatto” dice a Pagine Ebraiche. È passato poco più di un mese dalla grande mobilitazione internazionale che ha portato migliaia di persone a protestare a Parigi e in altre piazze d’Europa e del mondo. Altre iniziative si sono aggiunte. Altre ancora sono in arrivo. Di una l’artefice è proprio lui. 
“In questi anni mi son chiesto più volte quale fosse il modo migliore per onorare la memoria di mia madre. Adesso ho la risposta: un centro comunitario. Un luogo in cui incontrarsi, confrontarsi, crescere anche ebraicamente. Mia madre ha sempre avuto a cuore l’educazione, specie dei più giovani. Questo – sottolinea – è quello cui sto lavorando”. 
Un’iniziativa rivolta alla comunità francofona d’Israele, dove Yonathan vive da una ventina d’anni. In particolare quella che orbita attorno alla città di Haifa. “Parliamo di una trentina di famiglie con figli e di qualche centinaio di studenti del Technion. Non per tutti l’integrazione è facile. Anzi, in buona parte dei casi è decisamente complessa”. 
Questione anche di mentalità: “Mai dimenticare che Israele e Francia sono Paesi molto diversi sotto vari punti di vista. Spesso chi compie l’Aliyah parte da zero e ha davanti a sé tutta una serie di questioni da affrontare, alcune piccole, altre più grandi”. 
Yonathan si relaziona con questa realtà da tempo, anche nel suo ruolo di educatore. La sempre più significativa migrazione ebraica dalla Francia, causata anche dall’impennata di terrorismo e antisemitismo, ha intensificato il problema.  
“Il centro che ho in mente – afferma – punta a offrire nuove opportunità di aggregazione. Ma anche a sviluppare un senso di appartenenza che ci faccia sentire le difficoltà di chi abbiamo accanto come le nostre. L’unione fa la forza. Insieme, è più facile”.
Yonathan ha anche un altro messaggio: “Il sostegno che stiamo ricevendo, anche dall’Italia, ci scalda il cuore. Soprattutto ci aiuta a non perdere la speranza”.

(Nell’immagine in alto Yonathan Halimi mentre interviene alla recente manifestazione di Parigi; in basso la campagna per il centro comunitario che vorrebbe realizzare in onore di sua madre Sarah)

a.s twitter @asmulevichmoked

(29 maggio 2021)