Le responsabilità tedesche

A proposito di genocidi. Pochi giorni fa la Germania ha ufficialmente riconosciuto le sue responsabilità nel genocidio degli Herero, il primo genocidio del Novecento: “Alla luce della responsabilità storica e morale della Germania, chiederemo perdono alla Namibia e ai discendenti delle vittime”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas. “Il nostro obiettivo era ed è quello di trovare un percorso comune per una vera riconciliazione in ricordo delle vittime. Ciò include il nostro nominare gli eventi dell’era coloniale tedesca nell’odierna Namibia, e in particolare le atrocità tra il 1904 e il 1908, spietatamente e senza eufemismi. Ora chiameremo ufficialmente questi eventi ciò che erano dalla prospettiva odierna: un genocidio”.
Fu nel 1904 che gli herero, minoranza della Namibia di etnia Bantu, si ribellarono al dominio coloniale tedesco. Il governatore tedesco era Heinrich Goering, il padre di Hermann Goering. Il capo delle forze armate, il generale Von Trotha, con il pieno appoggio del Kaiser, emanò l’ordine di uccidere tutti gli Herero trovati in territorio tedesco, uomini, donne, bambini. I sopravvissuti ai massacri, per lo più donne e bambini, furono spinti nel deserto, dove i tedeschi avevano avvelenato le acque. Furono sterminati 65000 Herero su una popolazione di 80000. Il genocidio fu fermato dalle Chiese cattolica e protestante in Germania e dai socialisti e liberali nel Parlamento. Ma erano state introdotte alcune innovazioni alla normale politica di violenza coloniale. Innanzitutto, l’ordine di sterminio. Poi il fatto che i sopravvissuti furono chiusi in campi di concentramento, termine che appare per la prima volta nella storia proprio in questo contesto, in un telegramma del 1905 della Cancelleria Imperiale. Inoltre il fatto che in questi campi il genetista Eugen Fischer compì esperimenti sul meticciato e sui gemelli che gli aprirono la strada a una prestigiosa carriera in patria. Suo allievo fu il dottor Josef Mengele.

Anna Foa, storica

(31 maggio 2021)