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La festa della Repubblica

“L’Italia ha voglia di ripartire e il Paese ha davanti una fase nuova”. In questo 2 giugno festa della Repubblica risuonano le parole del capo di governo Mario Draghi, che guarda avanti e sottolinea il desiderio del paese di ricominciare dopo oltre un anno di pandemia. “L’Italia migliore” titola in apertura La Stampa, facendo un parallelo tra le speranze del 2 giugno 1946 e quelle attuali. A ricordare il significato della scelta degli italiani di votare 75 anni fa per la Repubblica, un editoriale di Ezio Mauro in prima sul quotidiano Repubblica. Mauro ricorda come al referendum la monarchia dei Savoia arrivò in netto declino, “dopo la connivenza del sovrano con il fascismo, le leggi razziali, la tragedia della guerra”. Sempre a Repubblica, la partigiana Teresa Vergalli ricorda il ruolo delle donne nella Resistenza e il significato della loro prima volta alle urne proprio il 2 giugno ’46.

Israele, la sfida per la presidenza. Mentre continuano le trattative per la formazione del governo Bennett-Lapid, Israele si appresta a conoscere il nome del suo prossimo Presidente. Alle 11.00 ora locale la Knesset si riunirà per eleggere il futuro capo dello Stato. Due i candidati: Itzhak Herzog, il favorito, e Miriam Peretz, che, in caso di successo, diventerebbe la prima Presidente eletta d’Israele. La loro sfida non è però al centro dei quotidiani israeliani, più concentrati sui negoziati tra Bennett e Lapid. Quest’ultimo, Primo ministro incaricato, ha fino alle 24 di questa sera per trovare l’intesa con tutti i partiti della “coalizione del cambiamento” e andare dall’attuale Presidente Rivlin con un esecutivo in tasca. Il Giornale segnala in una breve come tra i via libera già arrivati, ci sia quello del partito arabo Raam, che farà parte della coalizione, ma non del governo.

Minaccia iraniana. “Dobbiamo dirlo forte e chiaro. Mentre parliamo, l’Iran lavora al suo progetto nucleare protetto da uno scudo internazionale. Dentro a un accordo o fuori dall’accordo, con inganni e bugie, l’Iran procede verso la bomba atomica”. È il duro avvertimento agli Stati Uniti e alla comunità internazionale del nuovo capo del Mossad David Barnea. Un monito riportato oggi dal Foglio, che richiama l’impegno del Mossad ad arginare la corsa dell’Iran al nucleare. “Non ci regoleremo secondo l’idea che la maggioranza decide, perché quella maggioranza non pagherà le conseguenze degli errori di valutazione”, ha spiegato Barnea.

Amici d’Israele. Sul Giornale, ampia intervista a Silvio Berlusconi in cui si parla anche d’Israele. “Il premier Netanyahu disse una volta – e ne sono fiero – che il nostro governo era stato il più amico di Israele nella storia della Repubblica. Israele e il mondo ebraico sono una parte essenziale della nostra identità di europei e di occidentali, lo Stato ebraico è un faro di libertà e di democrazia nel Medio Oriente, difendere Israele significa difendere i nostri stessi valori. Questo non significa ovviamente non coltivare le migliori relazioni con il mondo arabo, né rinunciare a lavorare perché il popolo palestinese possa vedere soddisfatti i suoi diritti e le sue aspirazioni”, le parole del leader di Forza Italia, che sottolinea poi l’importanza degli Accordi di Abramo come esempio di intese possibili tra Israele e mondo arabo.

Il crimine razzista di Tulsa. Joe Biden è stato il primo presidente degli Stati Uniti a commemorare il peggior episodio di violenza razziale nella storia Usa: il massacro di Tulsa, in Oklahoma, un secolo fa. “In poche ore venne distrutta la più prospera comunità nera d’America”, racconta sul Corriere Massimo Gaggi. “Il fatto che siamo rimasti in silenzio non vuol dire che non sia mai accaduto: siamo qui per fare luce e assicurarci che l’America sappia la storia per intero”, ha dichiarato Biden dal palco dove si è tenuta la commemorazione.

Con Lukashenko, Europa troppo lenta. “Bielorussia come la Polonia: pagano la lentezza dell’Europa”, denuncia sulle pagine del Corriere la scrittrice polacca Premio Nobel Olga Tokarczuk. La scrittrice dipinge un quadro cupo della sua Polonia, dove, afferma, è in corso un “attacco al movimento Lgbt” che “è fuori controllo e alcuni comuni si possono dichiarare ‘zone Lgbt free’. È contro lo spirito della Ue. Ma innanzitutto contro il diritto civile”. A preoccupare Tokarczuk non sono solo le politiche di Varsavia, ma anche una tendenza delle “persone che la pensano diversamente dal partito di governo” a scoraggiarsi. “L’illusione del benessere, poi, almeno da noi, fa sì che la libertà sembri una merce esclusiva senza la quale si può comunque vivere. È successo già molte volte nella storia della Polonia e del mondo. Ho l’impressione che la maggior parte delle persone manchi di una propria idea di futuro”.

Memoria e leggi penali. Su Domani lo storico Daniele Susini afferma che “mettere foibe e Shoah sullo stesso piano è un regalo ai negazionisti”. Lo fa criticando una nuova proposta di legge, presentata da Fratelli d’Italia, in cui si vogliono “equiparare le ‘foibe’ (inserisco le virgolette perché il termine è riduttivo, se non improprio per quello che sottende) e la Shoah, – scrive Susini – accomunandoli attraverso il reato di negazionismo”. Questo è impossibile e anzi dannoso, spiega lo storico. “Metterli sullo stesso piano equivale a entrare in un percorso di negazione: se si introducesse in questa maniera il reato di negazionismo delle “foibe” si finirebbe per alimentare il già diffuso negazionismo sulla Shoah, perché si va a limitare il suo valore assoluto, il fatto che sia un crimine senza precedenti nella storia dell’umanità”.

Segnalibro. È in uscita La Madre ebrea Proust e il caso Dreyfus, saggio di Riccardo Calimani in cui si ricostruisce il rapporto dello scrittore con il caso Dreyfus, che divise la Francia tra il 1894 e il 1906, e i suoi legami con il mondo ebraico. A presentare oggi il saggio, il Fatto Quotidiano.

Daniel Reichel