moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Mazal Tov! matrimonio ebraico in mostra

Il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara è pronto ad accogliere di nuovo il pubblico con una nuova mostra che lega tradizione a fiducia per il futuro. A partire da domani, venerdì 4 giugno, apre infatti “Mazal Tov! Il matrimonio ebraico”.
A curare l’esposizione Sharon Reichel e il direttore del Meis Amedeo Spagnoletto, mentre l’allestimento è dell’architetto Giulia Gallerani.
“Questa mostra è differente dalle esposizioni di stampo storico realizzate dal Meis”, ha sottolineato il Presidente Dario Disegni, durante la visita in anteprima riservata alla stampa. “Abbiamo voluto raccontare il presente e il futuro dell’ebraismo italiano. Il messaggio che vogliamo lanciare è che la cultura, la civiltà e la tradizione ebraica non sono un ricordo del passato ma riguardano la vita di oggi”.
Un percorso espositivo, dunque, che gioca con il tempo, legando passato, presente e futuro. “Abbiamo voluto creare una mostra accostando oggetti preziosi tramandati, per secoli ad altri semplici, effimeri ma pur sempre significativi. Abbiamo voluto evidenziare come il tempo possa agire cambiando o preservando un rito che ha migliaia di anni”, ha spiegato il direttore del Meis Spagnoletto.
Le prime sale illustrano le due fasi e le pratiche che compongono il cerimoniale nuziale: i Qiddushin (o Erusin) e i Nissuin. Anticamente celebrati separatamente, essi si svolgono attualmente insieme, uno immediatamente conseguente all’altro. A renderli caratteristici, l’ambientazione sotto la chuppah, il baldacchino di tessuto che unisce simbolicamente sotto lo stesso tetto i due sposi; la firma della Ketubbah, l’atto nuziale nato anche con lo scopo di tutelare i diritti della donna e che con il tempo è stato arricchito da finissime decorazioni, e la rottura del bicchiere, immortalata da tantissimi film e immagini. Per raccontare in maniera chiara ed esaustiva tutti i passaggi si è scelto di accostare opere e strumenti comunicativi diversi: in mostra verranno esposte le preziose Ketubbot del ‘600 e del ‘700 custodite dalle Gallerie Estensi di Modena (Biblioteca Estense Universitaria); il teatrino dell’artista genovese Emanuele Luzzati proveniente dal Museo Ebraico di Bologna e il filmato di un matrimonio contemporaneo. L’esposizione prosegue con una riflessione sul riconoscimento del matrimonio ebraico da parte dello Stato Italiano e il racconto – attraverso cimeli di famiglia – delle tradizioni che con il tempo hanno caratterizzato le nozze: la dote, i regali per lo sposo e per la sposa (che possono variare da una edizione completa del Talmud ad un orologio griffato) e la produzione di componimenti d’occasione.
Tra gli esemplari in mostra, un oggetto con una storia tutta da riscoprire: l’album di dediche realizzato dal drammaturgo Sabatino Lopez in onore delle nozze di suo fratello Corrado e della moglie Ada Sadun. Critico letterario e commediografo di successo nella Milano di inizio ‘900, Lopez decise di donare ai due sposi un regalo del tutto originale: un albo decorato con le firme di amici e colleghi d’eccezione. Tra le pagine spiccano infatti testi autografi – tra gli altri – di Giovanni Pascoli; Giovanni Verga, Giosuè Carducci; Eleonora Duse; Giacomo Puccini; Federico De Roberto e tantissimi altri protagonisti della letteratura e del teatro italiano.
Ad arricchire la mostra anche delle opere di arte contemporanea: Sigalit Landau firma “Salt Crystal Bridal Gown”, un progetto in collaborazione con il fotografo Yotam From – che segue il processo di cristallizzazione di un abito nero immerso nel Mar Morto ed è ispirato all’opera “Il Dibbuk” di S. Ansky, la storia di una giovane sposa posseduta da uno spirito.
L’esposizione ha il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Ferrara, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Comunità Ebraica di Ferrara ed è stata realizzata grazie al sostegno del Ministero dell’Istruzione, dell’Istituto di Storia Contemporanea-Isco di Ferrara e del Liceo “Antonio Roiti” e al contributo di DiMedia, Gruppo Hera, Fondazione Bottari Lattes e Fondazione Ebraica Marchese Cav. Guglielmo De Lévy.