moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

L’identità del Messia

Il Messia sarà di destra o di sinistra? O sarà in grado di farle convivere come nell’attuale governo italiano e in quello israeliano che sta nascendo?
Forse a questa domanda potrà rispondere solo lui (ma dev’essere per forza un lui?) quando arriverà. Ma la domanda in sé non è oziosa come quelle su come classificare il mare e la montagna, oppure (come cantava Giorgio Gaber) la minestrina e il minestrone: i movimenti messianici agiscono nella storia e quindi assumono una ben precisa dimensione politica, che può variare molto a seconda dei contesti, ed è quindi logico analizzarla. Se pensiamo al panorama israeliano di oggi il messianesimo appare senza dubbio una prerogativa della destra, ma è scontato che debba essere così?
Gad Lerner nel suo libro L’infedele afferma che “il bisogno spirituale di alternative a un sistema di vita che di colpo ci appare palesemente sbagliato – perché nega il necessario a molti e dispensa il superfluo a pochi – non merita di essere calpestato come ciarpame.” Ne ha parlato anche lunedì scorso in un interessante dialogo con il Gruppo di Studi Ebraici di Torino. Tra i diversi temi affrontati – migranti, memoria della Resistenza, Israele e diaspora e molti altri, con un’inevitabile attenzione ai fatti di questi giorni – quello dell’attesa messianica era quello che mi aspettavo di meno: tra ebrei che si definiscono di sinistra il Messia è passato di moda, o forse è un tema che spaventa proprio perché è diventato un cavallo di battaglia della destra. Secondo Lerner, invece, la perdita di una visione ideale di fondo (che invece era ben presente nei padri fondatori dello stato) è stata una delle cause dell’indebolimento e del declino della sinistra in Israele. E anche rispondendo a una domanda precedente aveva ribadito lo stesso concetto: “Io credo fermamente nella possibilità di una redenzione, di un cambiamento radicale, di una realizzazione delle nostre speranze e credo che questa impronta messianica sia alla base dei grandi movimenti collettivi che hanno portato al progresso dell’umanità. Il riformismo è un ottimo metodo ma se non avesse questa ispirazione potente di speranza in un mondo a venire più giusto credo che avrebbe le gambe fragili.”
In effetti parlare troppo di Messia – ovviamente inteso in senso lato come speranza di un rivolgimento che porti a un mondo migliore – può essere molto pericoloso, come dimostrano i disastri causati dai molti falsi Messia che si sono presentati nel corso della storia e in particolare nell’ultimo secolo. Ma d’altra parte anche non parlarne affatto potrebbe rivelarsi poco salutare, se non altro perché significa lasciare in mano ad altri il monopolio della speranza e dell’attesa.

Anna Segre

(4 giugno 2021)