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Ticketless – Mattir Assurim

Nella mia lunga e piuttosto tortuosa carriera d’insegnante gli anni che mi hanno aiutato di più a crescere sono quelli spesi al carcere delle Vallette, in un corso per i detenuti che la scuola professionale dove insegnavo aveva da poco istituito. Tre anni scolastici, dai quali credo di aver ricevuto molto più di quanto avrei voluto e dovuto dare. Da allora seguo con una particolare sensibilità tutto ciò che concerne la vita carceraria e mi sdegno quando sento un politico augurarsi che qualcuno “marcisca in galera”. Mi dispiace non aver conservato i temi dei miei studenti: si era all’indomani della legge sui pentiti di cui s’è molto parlato in questi giorni. Gli stessi giorni in cui mi capitava di leggere le consuete vane discussioni sulla propaganda “manettara”, mi è giunta in mano l’ultima, straordinaria fatica di Liana Elda Funaro (“Confraternite e compagnie ebraiche nel ghetto di Firenze”, pref. di Monica Miniati, Angelo Pontecorboli editore). Le ricerche archivistiche di Funaro producono sempre risultati sorprendenti e ogni suo lavoro è una sorpresa perché allarga i nostri orizzonti di ricerche. Fra le diverse confraternite che si analizzano nel libro, accanto alla più nota Hesed Veemet (Misericordia e Carità) troviamo largo spazio dedicato all’assai meno noto sodalizio della Mattir Assurim, dedito al riscatto dei carcerati per debiti. Impressionante la quantità di documenti inediti che ritornano alla luce in questo piccolo, ma denso volume, che considero una nuova pionieristica esplorazione della vita ebraica fiorentina di tre secoli almeno.
“Con quiete e vantaggio dei poveri”, recita il sottotitolo. Legata al culto e precetto fondativo della morale ebraica, l’assistenza ai bisognosi mirava ad assicurare la giustizia dovuta al povero, al forestiero, all’orfano e alla vedova. Ciò che caratterizza questo principio morale è il fatto che il soccorso veniva elargito non come un dono, ma in nome di una giustizia riparatrice: “Siamo – scrive giustamente Funaro – più nel campo del diritto che nel campo della fede”. Di qui l’importanza specifica della Mattir Assurim, costituita nel 1701, che “porgeva un aiuto decisivo che affiancava le trattative dei Massari coi magistrati fiorentini addetti alle carceri”. Il sodalizio sarà attivo fino all’inizio del Novecento, arrivando cioè a coprire il periodo in cui la filantropia scientifica di scuola lombrosiana manifestava per il detenuto e per la vita carceraria una sensibilità che fa onore alle tradizioni dell’ebraismo, dentro e fuori la vita comunitaria. Temo che di quella sensibilità umanitaria si stia perdendo memoria.

Alberto Cavaglion