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Il nuovo governo israeliano

Che il nuovo governo israeliano, formato da una coalizione di otto partiti, nasca fragile è una constatazione fin troppo facile. Una fragilità che non deriva soltanto dal numero dei partiti coalizzati ma anche e soprattutto dalla eterogeneità delle loro linee politiche e ancor più dall’assenza di un leader forte e riconosciuto, capace di unificare spinte e indirizzi politici diversi. E tuttavia, se sarà difficile per questo governo portare avanti un programma solido e condiviso, un compito ce l’ha sicuramente ed è un compito di primaria importanza: riuscire a ristabilire nel Paese una convivenza che fino all’ultimo conflitto con Hamas aveva resistito alle prove più dure. Intendiamo la convivenza con i cittadini di etnia araba che non solo costituiscono il 20% della popolazione israeliana, ma che nel corso dei decenni si erano sempre più integrati occupando spesso posizioni di rilievo nella società e nelle istituzioni.
Il conflitto con Hamas è stato il detonatore per il riesplodere di tensioni che hanno trovato esca in una serie di episodi specifici che tuttavia sono la spia di problemi non risolti. Il nuovo governo dovrà avere la capacità di affrontare questi problemi con lungimiranza ma anche con fermezza. Si pensi per esempio alla pretesa di alcuni gruppi estremistici di reiterare la Sfilata delle bandiere, che tradizionalmente si tiene per Yom Yerushalayim, il giorno dedicato a ricordare l’unificazione della città, addirittura facendola passare dalla Porta di Damasco, nel cuore della parte araba di Gerusalemme.
La Sfilata delle bandiere per Yom Yerushalayim è sempre stata un momento di gioia, caratterizzato dalla grande presenza di giovani, di ragazze e ragazzi delle scuole che con le loro magliette multicolori e la loro vitalità prorompente danno il senso di una festa, di una gioia condivisa. Voler trasformare la Sfilata delle bandiere in una sorta di spedizione punitiva, in una specie di insensata caccia all’arabo sarebbe stata la peggiore offesa che si poteva arrecare al senso stesso della manifestazione. Bene ha fatto perciò la polizia a vietarne il passaggio dalla Porta di Damasco.
Al di là dell’episodio, comunque, il compito di superare le lacerazioni che si sono prodotte è in sé arduo e il nuovo governo legittimerebbe pienamente la sua esistenza anche solo avviando un processo di riconciliazione.

Valentino Baldacci

(10 giugno 2021)