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Biden e Putin, prove di dialogo

L’atteso incontro a Ginevra tra il presidente Usa Joe Biden e il presidente russo Vladimir Putin non ha dato risposte ai grandi problemi irrisolti tra le due potenze. Ma ha aperto una strada verso il dialogo. Questa la lettura comune dei quotidiani italiani e internazionali. “Le aspettative erano basse, e i risultati le hanno rispettate”, scrive La Stampa, riportando le molte questioni che dividono Usa e Russia, a partire dalle violazioni dei diritti umani con il caso del dissidente Navalny in primo piano, fino ai cyberattacchi russi contro infrastrutture americane. Biden, prosegue il quotidiano, ha spiegato a Putin che la sua agenda non è contro Mosca, ma “ha chiarito le linee rosse invalicabili, i suoi interessi, le possibili aree di collaborazione, dalla ricostruzione della Siria all’intesa nucleare con l’Iran”. Putin per parte sua, scrive La Stampa in un altro approfondimento, è apparso “molto loquace”. Parlando con i giornalisti, ha negato “qualunque ‘ostilità’ tra lui e Biden” ma per quasi tutta la sua conferenza stampa ha “attaccato gli Stati Uniti come nemico numero uno di Mosca”. Emblematico il suo paragone distorto tra il movimento del dissidente Navalny in Russia con il Black Lives Matter negli Usa: “Abbiamo visto i pogrom nelle città americane e abbiamo compassione per il popolo americano, ma non vogliamo che succeda anche in territorio russo”.

Israele, la minaccia di Hamas. Numerosi palloni incendiari ed esplosivi lanciati dalla Striscia di Gaza hanno provocato almeno 26 roghi in Israele. Un’aggressione a cui nella notte l’esercito israeliano ha risposto, colpendo due edifici di sicurezza del gruppo terroristico di Hamas. Si tratta del primo scontro dopo il cessate il fuoco del 21 maggio e dopo l’insediamento del nuovo governo di coalizione guidato da Naftali Bennett. “I raid – scrive Repubblica – sono arrivati al termine di una giornata di crescente tensione intorno alla manifestazione a Gerusalemme confermata dalla nuova coalizione, dopo che era stata posticipata dal governo uscente”. La cosiddetta manifestazione delle bandiere, a cui hanno preso parte gruppi dell’estrema destra. Da queste fazioni, spiega Repubblica, sono arrivati attacchi a Bennett e cori razzisti, condannati dal ministro degli Esteri Yair Lapid.

Senza mascherine. In Israele è già caduto l’obbligo, salvo alcune eccezioni, di portare le mascherine al chiuso. In Italia, ora che le vaccinazioni sono a buon punto, si inizia a pensare di toglierle all’aperto, come accade da oggi in Francia. Secondo il Corriere della Sera, il governo italiano starebbe pensando di eliminare le mascherine all’aperto a partire dal 15 luglio.

Padova e le leggi razziste. Oggi l’Ordine degli avvocati di Padova ricorderà, con lo svelamento di una targa commemorativa, i 15 colleghi radiati per effetto delle Leggi razziste del 1938. Un’iniziativa raccontata oggi da Il Dubbio, quotidiano edito dal Consiglio Nazionale Forense. L’Ordine di Padova, in riferimento all’evento, ha spiegato di aver “deciso di riparare una ferita dolorosa della propria storia, riportando alla memoria dei propri iscritti quanto avvenuto, anche nella nostra Città, in un passato che appare lontano, ma che pericolosamente getta le sue ombre in un presente difficile e spesso caratterizzato da improvvise ventate di odio”.

Iran disilluso. Domani l’Iran tornerà alle urne, ma l’atmosfera che si respira è di grande disillusione, con la consapevolezza che il risultato è già deciso. “Il super favorito è Ebrahim Raisi, 61 anni, di Mashhad, un hojjatoleslam, religioso di rango inferiore solo agli ayatollah, capo della magistratura e figlio devoto della rivoluzione khomeinista”, spiega Repubblica, raccontando il passato dai molti punti oscuri di Raisi. Con ogni probabilità sarà lui a guidare l’Iran su posizioni intransigenti e iperconservatrici. L’unica incognita, evidenzia Repubblica, non è tanto il voto a favore dell’avversario moderato Hemmati, ex banchiere centrale, ma l’astensione.

Teheran senza scuse. Sul Foglio nella graffiante rubrica Andrea’s Version, si ironizza sulle presunte giustificazioni iraniane per la propria corsa al nucleare come difesa da Israele. “Prima si capiva. Ora però che Netanyahu non c’è più, quindi Israele è diventato più buono, e il suo razzismo si sta già disfacendo, e l’aggressività imperialista mostra la corda, e la fame di dominio regredisce, non si capisce cosa potrà farsene ora l’Iran di quella famosa bomba atomica cui pare tenesse così tanto e giustamente. La lasceranno arrugginire? Voi pensate? – si interroga il Foglio – Sarebbe logico. E quindi? Ma certo! Tutti buoni a partire da ora? Anche l’Iran? Ma davvero? Oh che bello! E dite, dite, sarà una splendida reazione a catena?”.

Torino e la spiritualità. Prende il via oggi la rassegna Torino Spiritualità. Tra gli appuntamenti, il Manifesto e Avvenire ricordano l’incontro di domenica con Delphine Horvilleur dal titolo il desiderio di essere visibili, nudità, femminino e Scritture. “Siamo gli eredi di un mondo in cui la donna è stata quasi sempre definita come appartenente al genere dell’interiorità. – spiega su Avvenire la stessa Horvilleur, autrice di Nudità e pudore. L’abito di Eva (Qiqajon 2021) – La donna è colei che si colloca sia alla periferia sia in una sfera nascosta e segreta. Si pensa che il suo mondo sia quello dell’interiorità, della casa, dell’ambito domestico e, dunque, tutto ciò che dal suo interno esce e va verso l’esterno rischia di costituire una sovversione, un sovvertimento”.

Daniel Reichel