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Nucleare, riparte il negoziato
“Vicini a un accordo”

“Siamo vicini ad un accordo”. L’annuncio del viceministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, capo negoziatore di Teheran ai colloqui di Vienna sul nucleare che riprenderanno in giornata, lascia intravedere una possibile svolta in arrivo. Con grande preoccupazione di Israele e di chi vede in questa opzione una minaccia non solo a livello mediorientale, ma globale. In concomitanza tra l’altro con l’inquietante elezione di Ebrahim Raisi, definito da Israele “un macellaio”, come nuovo presidente del Paese. Hossein Amir-Abdollahian, ex vice ministro degli Esteri e in lizza per diventare il titolare del ministero sotto Raisi, dice a Repubblica: “La nostra squadra sta negoziando, sono stati fatti ottimi progressi”. Ci sarebbero però, a suo dire, alcune “grandi divergenze da risolvere”. L’esponente del regime accusa: “Gli americani non sono ancora riusciti a dimostrare che sono seri e che gli errori del passato non verranno commessi nuovamente”. La Stampa intervista Seyed Mohammad Marandi, docente universitario e tra i punti di riferimento di Raisi: “La linea – sostiene – resta la stessa, e cioè il pieno ritorno nel Trattato del 2015, senza altre concessioni da parte dell’Iran”. 

Meno bene del previsto l’estrema destra alle elezioni regionali svoltesi in Francia, segnate oltre che dalla bassa astensione anche dal flop (ampiamente previsto, almeno questo) del partito di Macron. Un test in vista delle presidenziali del prossimo anno, che vedranno una probabile riproposizione dello scontro tra Macron stesso e Marine Le Pen, la leader del Rassemblement National. 
Per adesso, scrive il Corriere, “gli unici soddisfatti sono gli uomini della destra gollista, i Républicaines, o chi e uscito dal partito di Sarkozy rimanendo però in quell’area politica”.
La Stampa parla di risultato “nettamente sfavorevole” a Le Pen, mentre “tornano in forza i Républicaines e persino i socialisti tengono (per ora) i loro feudi storici, i verdi fanno dei buoni risultati sparsi, l’estrema sinistra è ai minimi”. 

Il Fatto Quotidiano racconta come Naftali Bennett sia “il primo premier nella storia di Israele ad indossare regolarmente la kippah”. Non importa in quale posto si trovi, “la kippah è sempre lì, appoggiata sul suo cuoio capelluto, o talvolta sul sottile strato di capelli corti che circonda la sua zona calva”. Merito, si legge nel non indimenticabile articolo, di un prodotto chiamato Kippah Keeper.

Lo scrittore israeliano David Grossman era ieri protagonista al festival Taobuk di Taormina. Questo uno dei suoi messaggi, nel dialogo con il direttore di Repubblica Maurizio Molinari riportato sulle pagine culturali del quotidiano: “È importante raccontare la storia al nemico perché lui sa di noi più di quanto sappiamo noi stessi”. 

Intervistata dal Messaggero, Edith Bruck esprime la sua soddisfazione per la recente vittoria del Premio Strega Giovani: “Non ci speravo proprio, i ragazzi mi hanno fatto un grande regalo”. L’otto luglio ci sarà il conferimento del riconoscimento principale. Bruck, che è nella cinquina finalista, non nasconde le proprie ambizioni: “Si gareggia per vincere”.

Si è svolto in Piazza del Popolo, organizzato da Roma Cares e Fondazione Lazio, un incontro amichevole di pallone contro la violenza. Tra i partecipanti il vicepresidente della Comunità ebraica Ruben Della Rocca, di cui Il Romanista riporta un appello: “Con il nuovo campionato dobbiamo ridare gli stadi alle famiglie, debellando violenza e cori discriminatori”. 

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(21 giugno 2021)