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Dal Recovery Plan all’immigrazione,
verso il summit europeo

L’Italia incassa dalla Commissione Ue una promozione quasi a pieni voti per il suo Piano nazionale di ripresa e resilienza (il Recovery plan). Tutte A tranne una B alla voce costi, come accaduto agli altri paesi. A ufficializzare oggi il via libera al piano italiano sarà la presidente Ursula Von der Leyen che incontrerà il Presidente del Consiglio Mario Draghi a Roma. Intanto sui quotidiani si parla dell’incontro di Draghi con la cancelliera Angela Merkel a Berlino, preparatorio per il Consiglio Ue di giovedì e venerdì. Un summit, evidenzia il Corriere, che avrà al centro il tema migranti. “Serve un maggior investimento europeo per contenere i flussi illegali, – la richiesta di Draghi durante il vertice con Merkel – ma anche per organizzare una migrazione legale e aiutare i Paesi di provenienza a stabilizzarsi e ritrovare la pace”. Non solo in Libia, ma anche nel Sahel, in Mali, Etiopia ed Eritrea. Inoltre Draghi, d’accordo con Merkel, ha evidenziato la necessità di continuare a cooperare con la Turchia per la gestione dei flussi. “Ankara accoglie milioni di profughi ed ha quindi diritto al nostro appoggio”, ha dichiarato Merkel. Il problema è che la Turchia di Erdogan usa questa posizione per tenere in scacco l’Europa su altri fronti (tra cui, la violazione dei diritti interni). Intanto, a proposito di migranti e della citata Libia, Nello Scavo su Avvenire denuncia ancora una volta le condizioni terribili dei campi profughi libici: in particolare racconta la prigionia e gli stupri subiti da alcune minorenni somale da parte della polizia libica in un centro ufficiale finanziato dall’Ue.

Accordo nucleare. Sul fronte internazionale a tenere banco è il cambio al vertice in Iran. L’interrogativo aperto è su come la nuova presidenza Raisi influenzerà le trattative sull’accordo nucleare. Il Corriere riporta le parole dello stesso Raisi, indisponibile a modifiche all’intesa, ma pronto a pretendere la cancellazione delle sanzioni Usa. A Repubblica Ali Vaez, direttore del Progetto Iran dell’International Crisis Group, prevede un’accelerazione nelle trattative prima dell’insediamento del nuovo presidente. “Se Rouhani conclude, – spiega – Raisi può iniziare ‘pulito’: incasserebbe dividendi della fine delle sanzioni, potendo però addossare al predecessore le colpe dei compromessi”. Rimarrà la difficoltà dell’Europa, aggiunge Vaez, di trattare con un presidente inserito nella lista nera Ue “per i suoi sordidi trascorsi in tema di diritti umani”. Anche per questo, aggiunge Repubblica in un altro articolo, l’Iran, blindato nelle mani dei conservatori, guarda a Est. A rafforzare il suo legame con la Cina. “Il nostro Paese ha grandi relazioni con Pechino – ha dichiarato Raisi – e ora sicuramente cercheremo di sfruttarle”. Nel frattempo il nuovo presidente iraniano non ha mancato di minacciare Israele, come riporta il Fatto Quotidiano. “Prima dell’Iran dovrebbe aver paura dei palestinesi oppressi. – le sue parole – E l’Iran ha sempre difeso gli oppressi”. Ovvero, ha sempre finanziato i terroristi di Hamas e della Jihad islamica per destabilizzare l’area. Così come, ricorda il Foglio, i terroristi di Hezbollah con cui Raisi ha un rapporto consolidato.

Ha fatto anche cose buone. Oggi Meloni, Tajani e Salvini presenteranno il ticket del centrodestra per le regionali calabresi: il forzista Roberto Occhiuto candidato presidente e l’attuale governatore leghista facente funzioni (dopo la morte di Jole Santelli) Nino Spirlì, aspirante vicepresidente. Quest’ultimo è al centro di polemiche per alcune affermazioni fatte in un’intervista in cui dichiara: “Condanna assoluta e totale delle leggi razziali e delle guerre coloniali, della seconda guerra mondiale e di Salò, ma bisogna riconoscere che il Duce è stato, soprattutto all’inizio, fautore di una rivoluzione sociale”. Le parole di Spirlì da cui, denuncia la Stampa, traspare una certa ammirazione per il dittatore fascista. Per questo, aggiunge il quotidiano torinese, si può iscrivere Spirlì “al (purtroppo ancora folto) gruppo di quelli che ‘Mussolini ha fatto anche cose buone’”.

Passaggi di consegne. Secondo il quotidiano Haaretz l’ufficio dell’ex Primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe distrutto alcuni faldoni di documenti prima che il successore Naftali Bennett entrasse in carica. Un caso di cui parla oggi il Fatto Quotidiano, sottolineando la difesa di Netanyahu: il suo gabinetto spiega che esistono copie digitali dei documenti distrutti. Per l’ex capo archivista israeliano Yaacov Lozowick però non basta. “Durante una riunione, il premier o altri potrebbero scrivere commenti su un documento ufficiale che ha già una copia digitale, ad esempio. Ma tali aggiunte non vengono archiviate digitalmente a meno che il documento non venga scansionato di nuovo. Quindi ci sono certamente documenti con informazioni importanti che non sono digitalizzate”.

Inginocchiarsi o no. Si discute sui quotidiani e non sulla scelta di parte della nazionale italiana di inginocchiarsi in segno di solidarietà con il movimento antirazzista Black Lives Matters. “Riteniamo che questo gesto non possa essere frutto di una scelta di politica federale, ognuno sceglie per sé. Con i ragazzi ne abbiamo parlato, sapevano che era previsto nell’ambito del protocollo pre-gara. I ragazzi sono stati liberi, qualcuno l’ha seguito, altri si sono limitati ad applaudire. Massimo rispetto per tutte le forme di espressione contro la discriminazione razziale”, ha dichiarato il presidente della Federcalcio Gravina. A difesa di chi ha scelto di non inginocchiarsi, le riflessioni di Elena Stancanelli su Repubblica e quella dai toni molto polemici di Mattia Feltri su La Stampa.

Daniel Reichel