Il disegno di legge
e i limiti del Concordato

L’iniziativa del Vaticano riaccende lo scontro politico sul ddl Zan. Quest’oggi il premier Draghi riferirà in Parlamento. La sua, ha annunciato nel corso dell’incontro con Ursula von der Leyen, sarà una risposta “strutturata”. Il tema è al centro di molte riflessioni. In particolare sulla dialettica tra Stato e Chiesa, limiti e possibilità del Concordato. 
“Il testo del ddl Zan non ha nulla a che vedere con il Concordato” commenta Francesco Margiotta Broglio, docente di Storia dei rapporti tra Stato e Chiesa all’Università di Firenze, in una intervista con La Stampa. “Intanto – afferma – perché non è ancora una legge ma un provvedimento in discussione. E poi perché uno Stato non può chiedere a un altro di modificare una legge. Questo sarebbe impossibile perché violerebbe l’articolo 7 della Costituzione”. Difende l’azione del Vaticano, parlando di diplomazia del male minore, lo storico della Chiesa Alberto Melloni. In un editoriale su Repubblica sostiene che l’iniziativa sia stata intrapresa nel segno di un rischio calcolato “per sbarrare la strada al protagonismo di vescovi ed esponenti politici di destra senza effetti politici nefasti”. Il parlamentare Alessandro Zan, promotore del ddl, si dice indignato per quella che definisce una ingerenza senza precedenti. “È la prima volta – risponde al Corriere – che il Vaticano pone la questione sul Concordato e lo fa su una legge, non ancora in vigore, approvata solo alla Camera a larga maggioranza. Il Parlamento è sovrano”. 
“Alleluia: Francesco si è messo a fare il papa” esulta Maurizio Belpietro, direttore de La Verità. Secondo il giornalista, se il ddl fosse approvato, si andrebbe verso la proposizione nelle scuole di una “giornata di educazione omosessuale, transessuale, bisessuale e così via” sul modello della “Giornata della Memoria contro la persecuzione degli ebrei”.

L’Italia si appresta ad entrare in una nuova fase della lotta alla pandemia. Una fase ricca di opportunità, ma anche di sfide e incognite. Claudio Cerasa, direttore del Foglio, invita a guardare all’esperienza israeliana. “In Israele – scrive – ci sono stati dodici decessi in quattordici giorni, meno di un decesso al giorno. Il fatto che il governo (all’avanguardia nella lotta alla pandemia) abbia deciso di mantenere e di rafforzare la struttura necessaria a tracciare i contatti dei contagiati dovrebbe suggerire al nostro paese di non confondere la fine dell’emergenza acuta con il repentino ritorno alla normalità”.  

La Stampa aggiorna sulle condizioni di Eitan Biran, il bambino israeliano unico sopravvissuto al crollo della funivia Stresa-Mottarone. “Si trova nella casa degli zii e delle cuginette, alla frazione Rotta di Travacò Siccomario (Pavia). Ha alcune fratture che si stanno saldando e alcune assenze che invece resteranno. Gli zii – si legge – gli hanno costruito intorno un sistema di difesa dalla curiosità e Travacò, tacitamente, lo rispetta”. 

Il Fatto Quotidiano presenta l’ultimo lavoro di Haim Baharier, Il cappello scemo, appena pubblicato da Garzanti. L’autore, si racconta, torna a interpellare le Scritture “su schiavitù e salvezza, giogo e dono, in un saggio squisito per erudizione, ironia e apertura di senso”. 

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(23 giugno 2021)