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Israele-Emirati,
la diplomazia fa la storia

In una giornata in cui tutti i quotidiani aprono con lo scontro Grillo-Conte e la possibile implosione dei Cinque Stelle, le pagine di politica estera raccontano dell’importante inaugurazione negli Emirati Arabi Uniti. Qui per la prima volta Israele ha aperto la sua ambasciata. Un evento storico, possibile grazie alla firma nel settembre scorso degli Accordi di Abramo, l’intesa di normalizzazione dei rapporti tra Israele, Emirati e Bahrein, a cui si sono poi aggiunti Marocco e Sudan. “Siamo qui oggi perché abbiamo scelto la pace invece della guerra, la cooperazione invece dei dissidi, il bene per mostri figli invece dei cattivi ricordi del passato”, le parole del ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid, primo alto funzionario del paese a recarsi in visita ufficiale ad Abu Dhabi, che ha ringraziato l’eterno avversario Netanyahu (e Trump) per aver portato a casa la storica intesa. “Non andremo da nessuna parte, il medio oriente è casa nostra, siamo qui per restare. – le parole di Lapid riportate da Stampa e il Foglio – Chiediamo agli altri stati della regione di riconoscere questo fatto e di parlare con noi”. Repubblica ricorda come il segretario di Stato Usa Antony Blinken sia deciso ad allargare la cerchia delle normalizzazioni: tra i nomi più probabili, Oman e Mauritania. Mentre difficilmente, visti i rapporti tesi con Washington, ci sarà l’Arabia Saudita. La scommessa, invece, sarebbe ottenere il sì del Pakistan. Sempre Repubblica sottolinea il valore in termini economici dell’intesa Israele-Emirati: dopo gli Accordi, gli scambi commerciali hanno già superato i 300 milioni di dollari. Settori leader: cyber, salute e rinnovabili. Parlando di questo sviluppo, Libero critica il ministro degli Esteri italiano Di Maio per aver bloccato la vendita di armi agli Emirati e aver così congelato i rapporti con il paese del Golfo.

La proposta di pace italo-spagnola. “Con l’Italia pronti a riallacciare il dialogo tra israeliani e palestinesi”. Lo dichiara a Repubblica il ministro degli Esteri spagnolo Arancha Gonzàlez Laya, che conferma come Madrid e Roma stiano lavorando da mesi per portare al tavolo europeo una proposta condivisa per rilanciare il negoziato tra israeliani e palestinesi. Un progetto sulla scia della Conferenza di pace di Madrid di 30 anni fa, ancora non formalizzato e a cui i media israeliani per il momento non danno attenzioni. “Italia e Spagna – spiega la ministra spagnola – pensano che il punto di partenza devono essere le risoluzioni delle Nazioni Unite: due Stati che vivono uno accanto all’altro in pace e sicurezza e con Gerusalemme come capitale. Questo è ciò che dicono le risoluzioni dell’Onu, e non saremo noi a cambiarle. Pero, nella distanza che c’è tra la situazione attuale e le risoluzioni dell’Onu c’è spazio per creare motivi di fiducia reciproca tra le parti: distribuire vaccini ad esempio è una misura positiva; cercare progetti comuni in settori d’interesse reciproco, dal commercio al turismo. Bisogna cercare cose concrete che creino fiducia”. Per Fiamma Nirenstein (Giornale) tutto tempo sprecato. Prima di organizzare conferenze, scrive Nirenstein, l’Ue dovrebbe rivedere la sua visione politica dell’area.

Calcio e rispetto. Prosegue il dibattito tra chi è a favore e chi è contrario alla decisione degli azzurri di inginocchiarsi in occasione della partita con il Belgio, come gesto “di solidarietà” verso Lukaku e compagni che hanno sposato la campagna antirazzista arrivata dagli Usa. Il Corriere intervista a riguardo Thierry Witsel, deputato in Belgio e padre di uno dei giocatori. “A me sembra naturale che il Belgio si inginocchi perché qui conosciamo bene sia il valore dell’integrazione sia il dolore della discriminazione: di gente che invita me e mio figlio a tornare a raccogliere banane ce n’è stata, ce n’è e ce ne sarà sempre. Ma vedendo le cose da una prospettiva più ampia rispetto a Romelu e Axel, per motivi di età, so che le cose stanno cambiando. I ragazzi si identificano con loro e vedendo la loro integrazione e i loro successi, si considerano cittadini alla pari. Axel di questo suo ruolo è orgogliosissimo, abbiamo fondato assieme un’associazione che avvia al calcio i ragazzi più disagiati”.

Segnalibro. Sul Corriere lo storico Michele Sarfatti parla del nuovo libro di Giorgio Fabre, Il razzismo del duce. Mussolini dal ministero dell’Interno alla Repubblica sociale italiana, scritto con la collaborazione di Annalisa Capristo, edito in questi giorni da Carocci. Con documenti inediti, spiega Sarfatti, nel volume si ripercorre l’azione antisemita di Mussolini, dal 1938 fino ad arrivare alle ultime fasi della Repubblica sociale. Riflette invece su di un libro del passato Massimo Giuliani su Avvenire: La stella della redenzione, opera giovanile del filosofo Franz Rosenzweig.

Daniel Reichel