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Ticketless – Studi secolari

L’intervento di Rav Somekh, Studi talmudici e studi secolari, è come sempre molto acuto e incisivo. Non resisto alla tentazione di formulare qualche domanda di chiarimento, indossando i panni del perplesso in cerca di una guida. Non entro nel merito della sentenza di cui ci viene svelata la reale portata, fuori del chiacchiericcio e della polemica spicciola. Parlo della tesi sostenuta e mi soffermo sul finale: «Chi sceglie la linea “esclusiva” deve sorvegliare affinché la sua Torah non si distanzi eccessivamente dal mondo reale, ma chi opta per la combinazione di Torah e scienza ha un’altra grossa responsabilità: deve sorvegliare affinché il difficile equilibrio che instaura non si alteri. L’ebraismo italiano ha apparentemente scelto questa via da almeno cinque secoli. Ma negli ultimi duecento anni quanti talmudisti abbiamo avuto nel “bel paese”, a fronte del gran numero di scienziati e letterati che abbiamo prodotto?».
Le cose a me sembra stiano in modo meno dilemmatico sia per i precedenti tre secoli, sia per gli ultimi due. Rav Somekh si riferisce soltanto al mondo della scienza o della letteratura. Una prospettiva, la sua, curiosamente positivistica (o estetica). Come se la scienza e la letteratura fossero i soli mondi “altri”! Non parla della filosofia, che con l’arte e con la religione dovrebbero essere, fino a prova contraria, le tre forme di vita spirituale su cui da due secoli a questa parte ragiona la storia del pensiero occidentale. La linea cosiddetta “esclusiva”, tanto esclusiva a me non sembra sia stata. Il confronto non va fatto con il mondo scientifico, dove sappiamo e Rav Somekh ci ricorda, sono esistiti sempre grandi Maestri che furono medici, ma con la storia del pensiero occidentale, greco-romano.
Prima domanda, da perplesso in cerca di guida. Oggi come ieri può un giovane studiare la Torah e il Talmud prescindendo dalla filosofia classica? Come può ignorare che in ogni epoca storica è sempre esistito un legame con Aristotele, Platone, l’umanesimo rinascimentale, Kant, Hegel? Quello studente avrà sempre una visione parziale, fragile. Il giorno che scoprirà l’esistenza della “Critica della Ragion Pura” sarà indifeso ed è facile immaginare che si allontanerà dalla Torah colpevolizzando i suoi Maestri di averlo tenuto all’oscuro. Valga per tutti l’esempio di Salomon Maimon e della sua autobiografia. I problemi e le vie di avvicinamento al Vero sono sempre solidali fra loro, prima si accetta il confronto, da una parte e dall’altra, meglio è. Dove può avvenire questo dialogo se non in una scuola?
Seconda questione. Rav Somekh si chiede quanti talmudisti abbiamo avuto negli ultimi duecento anni in Italia a fronte del grande numero di scienziati e letterati? Pochissimi, non c’è dubbio, ma rispondergli con un’altra domanda è facile esercizio dialettico. Un numero così esiguo non sarà da collegarsi al prevalere di una linea a tal punto esclusiva, da essersi eccessivamente distanziata, negli stessi ultimi due secoli, dal mondo reale e, aggiungo, dalla filosofia contemporanea?

Alberto Cavaglion

(14 luglio 2021)