moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Le preferenze degli italiani

Che cosa dire di fronte ai dati emersi dal settimanale sondaggio politico proposto dal TG La7 di Enrico Mentana, che lunedì 12 luglio ha evidenziato come Fratelli d’Italia sia il partito che raccoglie il maggior numero di consensi (20,8%, rispetto al 20,2% della Lega)? Certo, si farà giustamente notare, si tratta solo di un sondaggio d’opinione: limitato a un campione (comunque indice di una evidente tendenza), transitorio per definizione, non in grado in sé di produrre effetti tangibili, per di più facilmente prevedibile sull’onda della fortissima crescita di popolarità di Giorgia Meloni. Alle mie orecchie e alla mia sensibilità, però, si presenta come un dato allarmante, un limite mai raggiunto dalla fine della guerra e ora superato: gli eredi del fascismo repubblichino sarebbero ad oggi i più votati dagli italiani. Sconforta ancor di più il fatto che a contendersi il primato siano FdI e Lega, vale a dire due forze politiche analoghe che pur nella differente vicenda e matrice culturale condividono populismo sovranista, antieuropeismo di fondo, tendenza verticistica, radicamento nel popolo/nazione mediante la figura di un capo carismatico: orientamenti di chiara matrice fascista, per quanto coniugati oggi in versione digitale. E tale indirizzo otterrebbe, se si votasse oggi e se diamo credito al sondaggio in questione, ben il 41%. Non è forse un dato preoccupante?
Demoralizza ulteriormente il fatto che a contrastare queste forze c’è soprattutto il Movimento Cinque Stelle (cioè un altro gruppo politico populista, anti-liberale, legato a una concezione giacobina della democrazia), accanto a un PD che oggi pare muoversi solo al traino dei pentastellati. Ed è vieppiù avvilente la constatazione che da parte di tutti i contendenti l’orizzonte del confronto sia ormai ridotto alla cosiddetta e-democracy, di cui ci parla in toni critici e preoccupati la filosofa Adriana Cavarero nel suo recente “Democrazia sorgiva. Note sul pensiero politico di Hannah Arendt” (Raffaello Cortina Editore, 2019): un agire pubblico fondato sul dominio e l’intervento pressoché esclusivo di internet e dei social; con esiti politici disastrosi, caratterizzati da vuoto di fondo, appiattimento dei contenuti, “sloganismo” elevato a orientamento ideale, proposte inconcludenti e finalizzate alla lotta per il potere. L’esatto contrario dello spazio pubblico e della partecipazione collettiva auspicati da Arendt in “Vita activa”.
A partire dallo sconforto per la situazione contingente, il discorso si amplia e ci porta a guardare indietro e in avanti. Che cosa è stato a produrre il successo dei post-fascisti? Quale significato assume e a quali conseguenze può condurre? La fondamentale incapacità di realizzare appieno quella democrazia liberale che è base della nostra Costituzione e che avrebbe dovuto tradursi in un sistema giusto ed equilibrato ha fatto sì che oggi vengano in parte a mancarci gli anticorpi necessari per difendere il nostro organismo democratico dagli attacchi della crisi economica, della crisi sanitaria, della crisi sociale e dalla conseguente ricerca di scorciatoie autoritarie che si propongono di fornire risposte accelerate e verticistiche, nazionaliste e populiste alle reali difficoltà del Paese. E’ una situazione e una prospettiva che, con tutti gli enormi cambiamenti avvenuti nel frattempo, non è poi così diversa dalla crisi dello Stato liberale nel primo dopoguerra e dal conseguente avvento del fascismo.
E avverto l’emergere dei post-fascisti, è inutile nasconderselo, anche come una sorta di fallimento “personale”. Passi la vita nella scuola, accanto ai giovani, a insegnare storia e ad approfondire le vicende del pensiero in un’ottica democratica, liberale, antifascista, per giungere oggi a una maggioranza filo-fascista, probabilmente alimentata con forza dalle giovani generazioni. E’ impossibile non sentirsi coinvolti e in qualche modo co-responsabili.
Dietro e oltre il successo di Fratelli d’Italia (e della Lega) si profilano una crescente chiusura nazionalistica, un complottismo vittimistico capace di produrre solo isolamento internazionale, la deriva di un razzismo di fondo mai smentito e pronto a riemergere. L’effetto di questa miscela avvelenata, che produce purtroppo un forte aumento di consensi, può davvero essere quello di un nuovo totalitarismo, anestetizzato da una formale democrazia e condito in salsa informatica.
David Sorani

(20 luglio 2021)