moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Come il leggendario
Ricardo Zamora

Dal 10 al 17 maggio 1940 i Paesi Bassi subirono l’invasione militare tedesca; l’occupazione fu devastante e penalizzò profondamente il ricco assetto artistico-musicale del Paese.
Il Reich istituì la Nederlandsche Kultuurkamer (equivalente della Reichskulturkammer), le scelte dei musicisti in merito non furono univoche; occorreva difendere la dignità ma c’era altresì bisogno di far musica per alleggerire gli animi provati dalla Guerra e, non ultimo, urgeva lavorare per vivere.
Il contralto olandese Maartje Offers si rifiutò di diventare membro della Kultuurkamer, ciò segnò definitivamente la fine della sua carriera; nel maggio 1943 la sua casa a L’Aja fu requisita dall’autorità tedesca, pertanto riparò in una piccola fattoria a Eerbeek [Veluwe] dove viveva in solitudine.
Malata di diabete, a causa della situazione bellica non disponeva più di insulina né poteva seguire una dieta appropriata; gravemente malata, si trasferì da sua sorella a Tholen, morì nel gennaio 1944 a causa di un’infiammazione del pancreas dovuta al diabete.
Nel 1941 l’attivista nella Resistenza e cantante Dina (Diet) Kloos-Barendregt organizzò concerti in casa per musicisti ebrei licenziati fornendo loro nascondigli, buoni pasto e armi; nel novembre 1944 sposò Jan Kloos, membro del servizio di intelligence delle forze armate olandesi.
A metà dicembre 1944 furono entrambi arrestati e condannati a morte per spionaggio, Kloos fu giustiziato mentre Dina fu rilasciata; dopo la Guerra si diplomò presso il Conservatorio de L’Aja, nel 1953 fu tra le prime cantanti olandesi a esibirsi nella Repubblica Federale Tedesca.
La cantante olandese Theodora Jacomina Petronella Versteegh si rifiutò sia di esibirsi per il Reichskommissar Arthur Seyss-Inquart che di aderire alla Kultuurkamer, a partire dal 1942 si esibì in clandestinità e aiutò bambini ebrei a nascondersi; nel marzo 1945 il suo materiale musicale fu distrutto durante un bombardamento degli Alleati.
Una vasta campagna di solidarietà riuscì a procurarle spartiti e persino un pianoforte Steinway ma la sua carriera non ripartì; il suo ultimo concerto è datato 27 dicembre 1948.
Durante l’occupazione era rischioso eseguire pubblicamente Songs americane, tanti cantanti optarono per repertori spagnoli o sudamericani, più graditi al Reichskommissariat; il mezzosoprano Marietje Jansen scelse il nome d’arte di Maria Zamora in onore del leggendario portiere della squadra nazionale di calcio spagnola Ricardo Zamora (foto).
Marietje, il suo fidanzato Toby Lacunes e Bob Geskus crearono il trio Los Magelas, acronimo ricavato dalle prime lettere dei loro nomi; il trio si sciolse definitivamente nel 1943.
Tre mesi prima dell’occupazione, la cantante Mirza Wilhelmina Snijders sposò il trombettista Gerard Smeekens, dopo l’occupazione la Snijders non aderì alla Kultuurkamer; cantava in diverse lingue ma il Reichskommissariat proibì l’inglese, suo marito fu ucciso durante gli ultimi giorni di guerra.
Nel 1940 l’autorità tedesca sciolse l’orchestra da ballo della Algemene Vereniging Radio Omroep [AVRO] con sede a Hilversum; nonostante il divieto di ballo, nel 1942 Dick Willebrandts, già pianista dell’orchestra AVRO, fondò una propria big band affiancato dalla cantante Annie De Reuver.
Nell’estate 1944 la De Reuver non ebbe altra scelta che aderire alla Kultuurkamer ma ciò si rivelò inutile poiché nel settembre 1944 l’autorità tedesca sciolse le big band olandesi.
Prima dello scoppio della Guerra il cantante ebreo di lingua yiddish Lazarus “Leo” Fuld lasciò i Paesi Bassi per gli USA; apprese alla radio la notizia del bombardamento della sua città natale Rotterdam.
Seppe che suo fratello era scomparso mentre aiutava i feriti nel bombardamento, sua madre morì di dolore, il resto della sua famiglia fu ucciso dai militari tedeschi, soltanto una sorella sopravvisse in quanto sposata con un cittadino di Haiti; Fuld smise di cantare per lunghi anni.
Per esprimere il concetto di Shoah, la lingua yiddish usa l’espressione Khurbn eyrope traducibile in “distruzione dell’Europa” (il termine ebraico Korban si riferisce al sacrificio del Tempio); nel periodo post-bellico era uso riferirsi alla Catastrofe in termini di distruzione, nel 1948 Raul Hilberg intitolò il suo saggio storico sulla Shoah “The Destruction of the European Jews” (pubblicato nel 1961).
Chi pianificò la distruzione della popolazione ebraica d’Europa ne pianificò altresì la distruzione culturale, artistica e dell’ingegno; nonostante l’impegno e le energie profuse, non ci sono riusciti.
A differenza della vita fisica, quella musicale prolifera spontaneamente; nei momenti più tragici della Storia, il musicista rispolvera la sua arcana abilità di trasformare il pericolo in risorsa.
A mo’ di coda di lucertola che ricresce nel corpo amputato del rettile, il musicista si autoriproduce.

Francesco Lotoro