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Il confronto tra il ministro e il rav
“Scuola pubblica, luogo di crescita”

Lo studio non solo come diritto, ma anche come dovere. Quello dei genitori di insegnare ai propri figli, oppure di trovare un’alternativa all’altezza; quello dei figli di studiare; e quello dei maestri di insegnare. A fissare i cardini dell’istruzione come dovrebbe essere un Maestro vissuto ai tempi del Secondo Tempio di Gerusalemme, Yehoshua ben Gamla. Una lucida visione in grado di influenzare, nel suo riverbero, mondi anche lontani da quello ebraico.
Il punto di partenza di uno stimolante viaggio alle radici della scuola pubblica, dal Talmud ai giorni nostri, condotto dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e dal rabbino capo di Bologna rav Alberto Sermoneta. “Nell’ebraismo tutto è cultura e studio. La stessa parola Torah significa insegnamento” ha spiegato rav Sermoneta, intraprendendo per primo questo viaggio.
Un insegnamento “mai passivo”. Ma anzi “volto a stimolare la curiosità di chi studia, a farne un soggetto in grado di agire”. Come nel caso, emblematico, del Seder di Pesach. “Un’occasione – ha ricordato – in cui sono i più giovani ad essere protagonisti”. Un Maestro è, in questa prospettiva dinamica, “colui che provoca nell’alunno una domanda, una voglia anche sana di competizione”. Da qui il celebre detto rabbinico: “Fatti un Maestro e acquistati un compagno”.
Un discorso valido in un contesto ebraico, naturalmente. Ma, ha ricordato rav Sermoneta nel corso dell’incontro online coordinato dalla figlia Jael, anche in ambito di scuola pubblica. Un’istituzione, le sue parole, “fondamentale per la crescita”. E questo per via della possibilità “di confrontarsi e conoscere realtà diverse” da quella d’origine. Un arricchimento prezioso in tutti i sensi, “senza mai rinunciare alla propria identità, a quello che si è”.
Linee di valore antiche, quelle ebraiche, evocate anche nell’intervento del ministro Bianchi. Tra le bussole cui guardare per colmare le lacune di un sistema, quello italiano, in ritardo rispetto a quello dei paesi del Nord Europa (e bene ha spiegato il ministro perché) e “con davanti a sé una conquista difficile: evitare la dispersione di ciascuno dei suoi figli, perché tali dobbiamo sentire tutti i nostri studenti”. Tema complesso tornato d’attualità al tempo del Covid, con sperequazioni evidenti e un tasso d’abbandono allarmante. “Stiamo lavorando – ha detto Bianchi – per una scuola che dia ad ognuno il diritto di essere uguale e al tempo stesso diverso. Una sfida impegnativa, non lo nascondo. Anche per le molte barriere che stiamo incontrando”.
Al centro un principio, quello di un reciproco obbligo che sembra ispirato esso stesso all’azione, compiuta due millenni fa in un contesto molto differente, da ben Gamla: “Dei singoli di appartenere a una comunità più vasta. E dello Stato di garantire le condizioni per esercitare questa appartenenza”.

(Nelle immagini il ministro Bianchi e il rav Sermoneta)

(21 luglio 2021)