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Oltremare – Olimpiadi

Qui in Israele, le Olimpiadi sono una cosa abbastanza seria. Con tutte le emergenze belliche e sociali non possiamo (ancora) aspettarci di essere una vera potenza sui tappeti colorati di Tokyo, ma lo stesso, esiste un canale televisivo dedicato alle Olimpiadi, con giornalisti in loco che seguono tutti gli sport in cui compaiono, a volte come meteore, a volte con più speranza di successo, atleti israeliani. Il problema poi è capire il minimo indispensabile degli sport per i quali vale la pena di accendere le televisione e vedere dirette sventolando bandierine biancoblu nei nostri salotti. Nel mio caso specifico, ogni volta la mia faccia si trasforma in un grande punto interrogativo. I combattimenti di Judo per esempio, nei quali Israele si piazza sempre piuttosto bene, sono ai miei occhi una serie di ingarbugliamenti di due umani in accappatoio, e devo sempre aspettare la fine e guardare i punteggi sullo schermo per decidere se gioire o meno. Quest’anno han deciso di mettermi ancora più in difficoltà, con la prima medaglia israeliana in uno sport che avevo solo sentito nominare ma non avevo mai visto, il Taekwondo. Il fatto è che i nostri corrispondenti da Tokyo si emozionano talmente quando un nostro atleta gareggia, che si dimenticano di dare qualche informazione base ai telespettatori, per renderci un po’ più consapevoli di quello che succede su quei tappetini, e quindi continuiamo a sventolare bandierine in salotto alle ore più assurde, gioire per un Ippon senza sapere bene come se ne faccia uno, ma l’essenziale è l’affetto che dimostriamo per i nostri atleti e il trasporto con cui fra israeliani parliamo del nuovo successo o della delusione per una gara molto attesa che non abbiamo vinto. E alla fine è questo il bello degli sport, ove il brutto continua ad essere la totale mancanza di spirito sportivo di atleti che preferiscono perdere che misurarsi con un israeliano. Peggio per loro, certo, ma forse sarebbe ora di mettere come condizione a priori per la partecipazione a qualunque olimpiade, l’essere disponibili a incontrare qualunque altra nazione. Tanto al villaggio olimpico si è tutti insieme, e incidentalmente, anche sulla terra intesa come pianeta.

Daniela Fubini