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“Vaccinarsi, un gesto di libertà”

In queste ore Israele fa nuovamente da apripista nel mondo sul fronte della lotta alla pandemia. È infatti il primo paese ad avviare la terza vaccinazione per le persone considerate più a rischio, in particolare dai sessant’anni in su. “Stiamo lanciando la nostra campagna per proteggere gli anziani in Israele. Da oggi c’è una nuova mitzvah: vaccinare i vostri padri e le vostre madri” ha dichiarato il Primo ministro Naftali Bennett, lanciando la campagna per la terza vaccinazione. A dare l’esempio, il Presidente d’Israele Isaac Herzog, 61 anni, che in questa mattina si è fatto immortalare mentre riceveva l’iniezione. “È passo importante per la solidarietà sociale nello Stato di Israele”, ha commentato Herzog, aggiungendo di essere orgoglioso “che siamo il primo paese a vaccinare con una terza dose”. “La lotta contro il Covid è mondiale – ha ribadito oggi Bennett. – Solo insieme possiamo vincere. E Israele è pronto a condividere le proprie conoscenze”. La scelta del governo israeliano di avviare la nuova campagna è stata dettata dall’aumento dei contagi legato al diffondersi della variante Delta del Covid-19. Anche in Italia si inizia a discuterne, con gli esperti che sottolineano di guardare con attenzione al laboratorio Israele.
La stragrande maggioranza degli israeliani si è detta favorevole alla terza dose, dimostrando una buona impermeabilità al cospirazionismo no vax, che in tutto il mondo continua a cercare strade per diffondersi. Rispetto alla fiducia nei vaccini, anche il mondo ebraico americano, come racconta una recente indagine, non è da meno. Secondo il Public Religion Research Institute infatti l’85% degli ebrei americani è vaccinato o sta pianificando di ricevere la prima dose, contro al 71% della media generale nella società Usa. Coerentemente, il mondo ebraico d’oltreoceano è anche la comunità meno preoccupata rispetto alla sicurezza dei vaccini. Solo il 28 per cento si dice molto o moderatamente preoccupato a riguardo; mentre se si guarda alle altre minoranze prese in considerazione, la percentuale sale dal 46 del gruppo definito “cattolici bianchi” al 69 dei “protestanti ispanici”.
Elemento interessante che emerge da questo sondaggio è il tema dell’influenza delle autorità religiose sulla decisione dei singoli di vaccinarsi o no. L’indagine rileva infatti che c’è stata una crescita significativa nell’accettare i vaccini tra alcune comunità religiose tra marzo e giugno: i cattolici ispanici ad esempio sono passati dal 56 per cento all’80, i protestanti neri dal 49 al 66. Natalie Jackson, direttrice di ricerca del Public Religion Research Institute, ha spiegato al Foward che questo dimostra che molte delle persone erano sincere quando dichiaravano di aspettare di avere maggiori informazioni prima di vaccinarsi e che la sensibilizzazione dei leader religiosi può fare una differenza significativa. “Se un’organizzazione religiosa mette su un forum informativo e dichiara: ‘Abbiamo fiducia che queste persone vi diranno la verità su questi vaccini’. Questo – ha evidenziato Jackson – è una fonte di fiducia più grande che vedere una pubblicità in televisione”.
La comunicazione è dunque fondamentale per portare avanti questa lunga battaglia contro il Covid e contro la disinformazione che in Italia, e non solo, è portata avanti da piazze che propongono paragoni impossibili tra disposizioni sui vaccini e Shoah. Analogie che rappresentano una follia, come ha dichiarato la senatrice a vita e Testimone della Shoah Liliana Segre a Pagine Ebraiche. Le sue parole, a dimostrazione del loro peso, sono state riprese da tutte le testate nazionali. “Se l’unica arma per combattere questa malattia è il vaccino, non ne conosciamo altre, e facciamo il vaccino allora. Io non ci ho pensato due minuti a farlo, anzi ero molto contenta. E così si sono vaccinati tutti nella mia famiglia. Non sono un medico, ma credo a quello che mi si dice”, aveva sottolineato la senatrice. E condannare chi rifiuta il vaccino, chi straparla di “dittatura sanitaria” e fa insensati richiami alle leggi razziste è un atto dovuto, aggiungeva Segre. “È un tale tempo di ignoranza, di violenza, neanche più repressa, che è diventato maturo per queste distorsioni. È una scuola che è stata recepita in cui i bulli sono i più forti”, la riflessione della Testimone, che guardando alle piazze no vax ha auspicato che si tratti solo di un fenomeno minoritario.
Si tratta effettivamente di una minoranza, come dimostrano i flop delle manifestazioni di questa settimana, ma che comunque non va sottovalutata, la posizione della presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. “La minimizzazione dei no vax e l’essere sulla difensiva rispetto alle loro pseudo argomentazioni ‘scientifiche’ o storiche, non aiuta a far crescere nel paese una diffusa, radicata cultura della consapevolezza. Quanto al tirare in ballo la Shoah, si tratta di un uso distorto della storia e di una immane tragedia. In un modo o nell’altro, l’Ebreo, soprattutto in momenti di crisi, viene sempre utilizzato dai negazionisti di ogni risma”, le parole della presidente UCEI in una recente intervista, in cui richiama alle proprie responsabilità anche la politica. Soprattutto chi cerca di sfruttare le deliranti posizioni no vax per ottenere consenso elettorale. “Quello dei vaccini e della sicurezza sanitaria, dovrebbe essere un impegno trasversale tra le forze politiche. Non è un problema di essere di destra o di sinistra. – evidenzia Di Segni – Lo sforzo deve essere quello di mettere in campo, al servizio della collettività, la migliore scienza, le migliori metodologie, la migliore governane dei processi. E su questo ci si può confrontare, ma non se è giusto o no dare sicurezza sanitaria alle persone. E sull’abuso nell’utilizzo di simbologie e concetti di un passato che fa parte della responsabilità e dell’identità di tutta l’Italia, la politica non può scherzare. Le forze politiche non possono consentire la distorsione della storia e il suo abuso. Non è solo la storia ebraica che si ascolta per pietà. È storia e responsabilità di tutta l’Italia”.
Per difendere le proprie tesi, no vax e anti Green pass hanno poi rivendicato di voler difendere la libertà individuale. In Italia, così come nella vicina Francia ne è emerso un dibattito più o meno argomentato. E, oltralpe, a rispondere congiuntamente a chi si proclama paladino della libertà ci hanno pensato il Gran rabbino di Francia Haim Korsia, il presidente della Federazione dei protestante francesi François Clavairoly e Mohamed Moussaoui, presidente del Consiglio francese per la fede musulmana. I tre esponenti religiosi hanno soprattutto invitato a vaccinarsi. “Speriamo che la nostra voce unanime sia forte e chiara quando affermiamo qui solennemente che evocare la propria libertà personale per rifiutare l’atto di solidarietà e fraternità della vaccinazione è un assoluto abuso di quel meraviglioso attributo che è il nostro libero arbitrio”, il loro editoriale pubblicato da Le Figaro. Rifiutare il vaccino, ricordano rav Korsia e gli altri firmatari, non solo metto a rischio se stessi ma vuol dire “praticamente armare il proprio corpo, come si tirerebbe la linguetta di una granata, per trasformarla in un ordigno potenzialmente letale, colpendo alla cieca e a caso intorno a noi”.

Daniel Reichel