Raisi, primo giorno da presidente
per “il macellaio di Teheran”

Insediamento ufficiale per Ebrahim Raisi, il nuovo presidente iraniano.
“Il macellaio di Teheran”, come l’ha definito Israele ricordando le sue responsabilità nella repressione del dissenso anti-regime. Per Repubblica il suo mandato inizia in acque tempestose: “Dovrà trovare un compromesso tra la retorica anti-occidentale e l’urgenza di affrontare le tre crisi che minacciano la tenuta sociale del Paese: il Covid, con gli ospedali di Teheran di nuovo saturi e oltre 300 vittime registrate il 3 agosto; la crisi economica e la guerra ombra con Israele che rischia di far saltare definitivamente i negoziati di Vienna”. Comincia l’era di Raisi ed è, sottolinea La Stampa, “all’insegna della sfida all’America e a Israele, con una nuova escalation nella guerra delle petroliere”. Nel frattempo, rileva il Giornale, “le trattative per il ripristino dell’accordo sul nucleare sembrano in una fase di stallo”.

Il filosofo Giorgio Agamben non sembra essersi pentito di aver definito il Green Pass una “Stella gialla virtuale”. Sulla Stampa di oggi anzi rilancia, evocando senza vergogna il Manifesto della razza firmato da “dieci illustri scienziati” per comunicarci quanto segue: “Per una mente minimamente attenta e responsabile questo dovrebbe dar luogo a due ordini di considerazioni: la prima è che pretendere di fondare su ragioni scientifiche decisioni che per loro natura implicano conseguenze politiche è estremamente rischioso; la seconda è che competenza scientifica e coscienza etica non vanno necessariamente d’accordo”.

È conto alla rovescia per l’entrata in vigore della certificazione verde, obbligatoria da questo venerdì per tutta una serie di attività. Si va comunque, a breve, verso una estensione del suo utilizzo. Uno dei temi sui quali si stanno confrontando governo e comitato tecnico-scientifico, così come l’ipotesi di una terza somministrazione del siero ad alcune categorie più fragili. “Israele – spiega il Corriere – ha fatto da apripista: da domenica gli over 60 possono richiedere la terza dose e le prenotazioni sono migliaia”.

L’antropologo Marino Niola, partecipando al confronto di opinioni aperto alcuni giorni fa sulle colonne di Repubblica, si dice favorevole alla rimozione del termine “razza” dalla Costituzione italiana. “Un lemma infetto, una tara inemendabile, un primordiale algoritmo dell’esclusione. Che sposta ogni volta la soglia della differenza per trasformarla in disuguaglianza, individuando continuamente nuovi bersagli. Ebrei o armeni, meridionali o immigrati e via all’infinito. Con l’effetto devastante – sostiene Niola – di sdoganare atteggiamenti inqualificabili”.

Su Repubblica si parla anche del massacro degli uiguri. Ad essere evidenziate, tra le pochi voci a rompere una diffusa indifferenza sul tema determinata anche dall’influenza economica cinese, le parole della presidentessa del Comitato di rappresentanza degli ebrei britannici in occasione del Giorno della Memoria: “Le violazioni dei diritti umani degli uiguri – il suo pensiero – si stanno configurando come la peggiore atrocità della nostra epoca”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(4 agosto 2021)