moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

In fuga dall’Afghanistan

Continua in modo caotico il ritiro delle forze Usa e alleate dall’Afghanistan, con migliaia di afghani che chiedono di poter anche loro salire sugli aerei in partenza da Kabul e lontano dal potere dei talebani. In particolare sta circolando un video di una donna che, con l’aiuto di alcuni soldati, riesce a far attraversare la figlia al di là del muro dell’aeroporto. Un fotogramma di questa scena apre oggi le prime pagine di Stampa e Repubblica, che titola “Il muro di Kabul”, e viene ripreso anche dal Giornale. Il Corriere invece parla di “dramma dei bambini” e nel reportage di Lorenzo Cremonesi spiega che i talebani hanno tradito subito le promesse di non usare violenza contro i civili: si sono posizionati nei pressi del terminal e hanno iniziato a schedare gli afghani che cercano di fuggire e poi “ brutalmente li cacciano indietro. L’ennesimo tradimento. – sottolinea Cremonesi – Più volte hanno sparato, anche verso la folla. I morti confermati sono almeno dodici, ma potrebbero essere molti di più”. “Ci trattano con durezza estrema, offendono le donne, picchiano i bambini che scappano. Per loro noi siamo spie, collaborazionisti. Ora ci conoscono e verranno a prenderci più avanti nelle nostre case”, la testimonianza di una ragazza di 23 anni, che aveva ricevuto il diritto di passaggio dagli americani, ma è stata rispedita indietro due volte. E ora dice di non voler più provare. I quotidiani oggi raccontano altre storie simili, di chi non riesce a fuggire e di chi invece ha trovato riparo. Il ministro della Difesa italiano Lorenzo Guerini, riporta La Stampa, intanto chiarisce un punto: “È un dovere aiutare chi ha lavorato con i nostri contingenti, poi valuteremo gli obiettivi delle missioni”. Il Corriere intervista il console a Kabul Tommaso Claudi che racconta le difficoltà dell’operazione di rimpatrio.

Il G20 straordinario. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha parlato con i presidente Putin e Macron e sta lavorando a un vertice straordinario del G20 dedicato alla crisi afghana. “Il format del G20 ci consentirà di coordinare la nostra posizione con altri importanti partner: Russia, Cina, Turchia”, afferma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Non c’è ancora una data, ma la riunione straordinaria dovrebbe tenersi a Roma a settembre, anticipando quella conclusiva dell’anno di guida italiana, prevista per la fine di ottobre, riporta Repubblica. Prima però Draghi dovrà sentire il Presidente Usa Biden, al centro di forti critiche per la gestione del ritiro americano. La conversazione con il Premier italiano dovrebbe avvenire tra oggi e domani, segnala il Corriere. Intanto Biden parlerà nuovamente in conferenza stampa alle 13 a Washington. La Stampa lo descrive come “sotto assedio” perché attaccato su più fronti, dai talebani in Afghanistan che promettono ma non mantengono fino ai repubblicani in patria.

Guerre e ipocrisie. “Tra le giustificazioni ascoltate in queste ore per cercare di non vergognarci della nostra condotta in Afghanistan, insieme stupida e vile, una merita l’oscar dell’ipocrisia. E quella secondo la quale sarebbe sciocco oltre che inutile tentare di ‘esportare la democrazia’ in culture diverse dalla nostra”. La posizione di Ernesto Galli della Loggia in un editoriale in prima sul Corriere in cui difende l’idea di poter esportare la democrazia. Sul Fatto Barbara Spinelli non condivide e interviene nello specifico sul conflitto afghano, che definisce “inutile e nefasto”. Sulle stesse pagine Gad Lerner parla di “lacrime di coccodrillo sull’Afghanistan”. Sul Messaggero invece si ricorda la storia di Zebulan Simantov, l’ultimo ebreo che ancora vive in Afghanistan. Un personaggio che il quotidiano definisce “eccentrico e solitario”. Sui media israeliani i toni nei confronti di Simantov sono cambiati: prima molto positivi, ora critici alla luce di alcuni suoi comportamenti controversi, su tutti il rifiuto di concedere alla moglie – che vive in Israele – il divorzio.

Carla Di Veroli (1961-2021). Cordoglio nel mondo ebraico italiano per la scomparsa di Carla Di Veroli, ex assessore alle Pari Opportunità del Municipio VIII e in passato delegata per le politiche sulla Memoria di Roma Capitale. Il suo impegno è stato ricordato da molti esponenti delle istituzioni ebraiche e civili, come riportano oggi diversi quotidiani (Messaggero Roma, Repubblica Roma, Manifesto). “Noi, la sua famiglia allargata – tutti i suoi nipoti, cugini, zii, ma anche i figli acquisiti grazie a legami costruiti durante un impegno pluriennale nel sociale, nella politica e nelle istituzioni comunitarie – ricordiamo il suo coraggio, la sua passione e il suo instancabile impegno per la comunità”, le parole della Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. “Piangiamo una grande donna, combattente e coraggiosa e con un immenso cuore ebraico”, il saluto della Presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello. “Ci accompagneranno per sempre il ricordo di una donna forte e combattiva, la sua passione e il suo rigore – afferma il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti – Ciao Carla. Ci mancherai”.

Dagli Emirati all’Università di Haifa. Repubblica intervista Sumaya al-Mahabiri, la prima studentessa degli Emirati arabi uniti ad essersi iscritta a un’università israeliana, quella di Haifa, nel solco degli Accordi di Abramo. “Ho avuto minacce di morte e sono stata vittima di bullismo online da parte di estremisti che non amano l’idea della pace con Israele. – il suo racconto – In ogni caso per carattere sono una persona che si focalizza sugli aspetti positivi, in centinaia mi hanno fatto gli auguri dai Paesi più diversi”.

I contagi in Israele. Il Primo ministro israeliano Bennett l’ha definita “pandemia Delta”. I numeri dei contagi e dei ricoveri gravi in Israele aumenta da settimane, e anche per questo si è accelerato sulla somministrazione delle terze dosi. Una scelta che sembra premiare, spiega il Fatto Quotidiano, che si sofferma sulla quarta ondata israeliana. “L’aumento della contagiosità del Covid è solo temporaneo ha spiegato ieri sera su Channel 12 il biologo Eran Segal, i tassi di contagio dovrebbero scendere entro un paio di settimane. – scrive il Fatto – Segal, capo della Biologia del Weizmann Institute of Science, afferma che c’è stato un rallentamento nell’aumento dei casi gravi, per il quale attribuisce la nuova spinta a dare dosi di richiamo a tutti gli israeliani di età superiore ai 50 anni. ‘In tutta onestà non sappiamo cosa vincerà, la campagna o il tasso di infezione, ma siamo ottimisti’”.

Daniel Reichel