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I 108 anni di Boris Pahor
“Un paladino contro i fascismi”

“Sono nato in via del Monte 13, in una casa alla sommità della salita su cui si trovava anche allora la scuola ebraica, davanti al vecchio cimitero ebraico. La sera mia madre stirava alla luce del lampione appeso a illuminarne l’entrata. Dei miei anni di ragazzo ricordo invece le passeggiate nel ghetto, prima che venisse abbattuto, con le sue piccole rivendite e quell’odore inconfondibile in cui il profumo del caffè si mischiava agli effluvi delle friggitorie di pesce. E poi i libri…”.
Commoventi ricordi di un’infanzia lontana oltre un secolo per Boris Pahor, il grande scrittore triestino punto di riferimento della minoranza slovena che oggi compie 108 anni. Nato al tempo dell’Impero austro-ungarico, sopravvissuto alla deportazione in vari campi di concentramento, fu testimone oculare del rogo fascista al Narodni Dom, la casa della cultura slovena, il 13 luglio del 1920: uno degli atti fondativi della violenza in camicia nera che avrebbe devastato il Paese per oltre un ventennio. Vicende dolorose che ne hanno segnato la vita, le scelte, i libri. A partire dalla sua opera più nota, Necropoli.
Strettamente intrecciato con il mondo ebraico il suo amore per il racconto su carta. “Le botteghe di libri del ghetto – la sua testimonianza a Pagine Ebraiche – erano sempre state molto apprezzate ma lo divennero ancor di più quando, sulla spinta delle persecuzioni, il flusso dei profughi che arrivava a Trieste dalla Germania e dai Paesi dell’Est si ingrossò. I fuggiaschi portavano con sé un vero tesoro di volumi in tutte le lingue che spesso prima della partenza verso la meta definitiva, la Palestina mandataria o le Americhe, finivano in vendita proprio lì”.
Un grande scrittore, ma anche un simbolo. Toccante la sua presenza alle commemorazioni per il centenario del rogo svoltesi alla presenza dei due Capi di Stato, l’italiano Sergio Mattarella e lo sloveno Borut Pahor. “Il tempo presente e l’avvenire chiamano al senso di responsabiltà e a compiere una scelta tra fare di quelle sofferenze patite da una parte e dall’altra l’unico oggetto dei nostri pensieri coltivando i sentimenti di rancore, oppure al contrario farne patrimonio comune”, il messaggio congiunto dei Presidenti. Ad incarnare questa nuova possibilità in un mondo plurale l’istituzione che ha sede all’ultimo piano dell’edificio, la prestigiosa Scuola superiore traduttori e interpreti con cui, da anni, la redazione di Pagine Ebraiche ha imbastito una proficua collaborazione.
I lavori del seminario giornalistico UCEI Redazione Aperta in svolgimento sono stati l’opportunità di una riflessione su questi temi, anche nel segno di alcune significative figure della Resistenza slovena. Come l’artista Tone Kralj, i cui affreschi dipinti in tempo di guerra sono disseminati di coraggiosi riferimenti antifascisti che, se scoperti, avrebbero potuto costargli il plotone d’esecuzione. Una prospettiva peculiare, quella di questa minoranza duramente perseguita sin dall’avvento del regime, per riflettere su fascismo, repressione dei diritti e laboratorio della violenza. Nella città da dove, il 18 settembre del ’38, Mussolini annunciò davanti a una folla entusiasta l’imminente promulgazione delle leggi razziste.
Ad onorare Pahor nel suo 108esimo compleanno anche un libro omaggio con numerosi interventi all’interno, Boris Pahor, scrittore senza frontiere, curato da Walter Chiereghin e Fulvio Senardi. Un’opera che, è stato fatto osservare dalle colonne del quotidiano locale Il Piccolo, “rompe diversi tabù della cultura triestina riunendo in un unico volume contributi di critici, studiosi, scrittori, intellettuali e giornalisti italiani e sloveni”. Mai infatti era accaduto “che figure separate dalla lingua si ritrovassero in un volume italiano stampato in Slovenia con una coedizione ‘mista’: un miracolo prodotto dalla figura di Boris Pahor”. La dimensione autobiografica, spiega Senardi, è molto triestina. “Leggere Pahor – il suo messaggio – e cogliere il segreto amoroso del suo rapporto con la città è straordinario. Fondamentale, poi, il suo impegno per la democrazia, nato dall’aver costruito una battaglia della memoria intrapresa non senza dolore e il dovere di testimonianza che ne fa il più importante paladino della libertà contro i fascismi di ieri e di oggi”.

(Nei disegni di Giorgio Albertini: Boris Pahor di profilo; il grande scrittore intervistato da Daniela Gross per Pagine Ebraiche)

(26 agosto 2021)