Compimento della Legge,
una lettura vaticana

Negli scorsi giorni il Gran Rabbinato d’Israele si era detto preoccupato per i contenuti di un recente intervento pubblico durante il quale il papa Bergoglio, prendendo come riferimento la lettera dell’apostolo Paolo ai Galati, aveva fatto capire di ritenere la Torah superata e non più in grado di “dare vita”. Per rav Rasson Arousi, presidente della Commissione per il dialogo con la Chiesa, un passo falso che ha alimentato un “insegnamento sprezzante verso gli ebrei e verso l’ebraismo”.
Sul tema del compimento della Legge per ebrei e cristiani sollevato da Bergoglio con le sue controverse dichiarazioni si esprime oggi Víctor Manuel Fernández, arcivescovo di La Plata.
In un intervento che appare sulla prima pagina del quotidiano della Santa Sede L’Osservatore Romano appena andato in stampa il teologo argentino, molto vicino al papa, sostiene che “quando san Paolo parla della giustificazione per la fede, in realtà sta riprendendo profonde convinzioni di alcune tradizioni ebraiche”. Cristiani ed ebrei, scrive ancora Fernández, “non diciamo che a valere è il compimento esteriore di certe usanze senza l’impulso interiore di Dio”. Per l’alto esponente vaticano su questo punto teologia ebraica e cristiana coinciderebbero, “soprattutto se si parte dalla lettura di Geremia e di Ezechiele, dove appare il bisogno di una purificazione e di una trasformazione del cuore”. Aggiunge poi il teologo: “D’altro canto ricordiamo che secondo la profondissima interpretazione di sant’Agostino e di san Tommaso sulla teologia paolina della legge nuova, la sterilità di una legge esterna senza l’aiuto divino non è solo una caratteristica della Legge ebraica, ma pure dei precetti che lo stesso Gesù ci ha lasciato”.