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Ebraismo ed eutanasia

Molto si è recentemente discusso, in occasione della raccolta di firme in corso per lo svolgimento di un referendum, intorno al diritto all’eutanasia. Tema difficilissimo e delicato, certo; ma bisogna pur avere il coraggio di parlarne. Premesso che non ne tratterò dal punto di vista squisitamente giuridico poiché esula dalle mie competenze, chiarisco subito la mia posizione personale: in casi estremi, che certo devono essere ben codificati, sono d’accordo col cosiddetto suicidio assistito, per dare ai malati all’ultimo stadio alle prese con patologie del tutto incurabili la possibilità di evitare sofferenze indicibili e sicure, e perché sia possibile, a chi sceglie di percorrere questa strada, di porre materialmente fine a un’esistenza già di fatto distrutta e priva di ogni prospettiva futura.
Non conosco a fondo la posizione halakhica sulla questione, e sarei molto contento di leggere su Moked o Pagine Ebraiche l’intervento in proposito di uno dei nostri rabbanim (chiedo venia se, come possibile, mi fosse sfuggito). Immagino però che l’ebraismo, sempre meritoriamente schierato a difesa della vita, anche in questo caso estremo sostenga sino in fondo la non liceità da parte dell’uomo di dare un termine a ciò che in definitiva non gli appartiene e di cui può disporre solo il suo Artefice, cioè Dio. Però l’ebraismo ama e protegge la vita non solo in quanto elemento spirituale di origine sovrannaturale, ma anche quale bene concreto e fruibile (spirituale e materiale insieme) per l’essere vivente e in particolare per l’uomo. La vita cioè è bene in sé ma nella fattispecie bene per l’uomo e anche per questo, credo, la visione ebraica la sacralizza, la pone al centro della sua Weltanshauung, la protegge da ogni concreto rischio accantonando addirittura il rispetto delle mitzvot davanti all’effettivo pericolo di morte (pikuach nefesh). Tutto comunque per il bene dell’uomo. Mi chiedo allora se non si profili una contraddizione di fondo tra il difendere concretamente la vita quando essa è il bene essenziale dell’uomo e il difendere astrattamente la vita quando essa, da entità positivamente vissuta, si è addirittura trasformata nel nemico dell’individuo capace, prima di abbandonarlo, di provocargli atroci sofferenze. Se la cura cioè non è più tale, perché non arreca benefici all’organismo e non riesce più neppure ad alleviare il dolore (cure palliative), la difesa della vita per principio non rischia di essere un accanimento? Praticarla senza deroga alcuna non significa anche produrre il male fisico ma forse contemporaneamente morale dell’individuo? Come risponde l’ebraismo a questo problema?
Il tema è certo lacerante rispetto a una visione del mondo tradizionale e consolidata, e ciò porta a prese di posizione radicalmente contrarie al diritto di eutanasia per i malati terminali. La Chiesa cattolica emerge per la sua netta, irrevocabile opposizione, del tutto conseguente alla sua storia e alla sua filosofia. Evocare però, come ha fatto Monsignor Vincenzo Paglia Presidente della Pontificia Accademia per la vita, il rischio di una tendenza eugenetica ci pare davvero eccessivo e addirittura denigratorio nei confronti dei promotori del referendum e di tutti i suoi sostenitori. Significa cambiare la prospettiva umana intorno alla quale si svolge il dibattito, quella di una pietosa assistenza a chi soffre, portandola grossomodo a livello di una questione di razza o di etnia, collegandola forzatamente al clima e all’ideologia che guidavano le selettive politiche sanitarie della Svezia e degli USA all’inizio del Novecento o addirittura alla pratica criminale dell’eutanasia perseguita per anni dal nazismo. Situazioni e prospettive del tutto estranee al contesto dell’attuale controversia.
La discussione andrebbe invece ricondotta, a mio parere, da un lato sul piano delle idee e della visione etica di fondo sulla quale scegliamo di imbastire i nostri valori e le nostre scelte basilari, dall’altro su quello della responsabilità civile dello Stato e della società nei confronti dell’individuo e dei suoi diritti.
David Sorani

(31 agosto 2021)