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Ticketless – Bobi

Confesso di non avere mai amato i libri di Roberto Calasso, di cui invece apprezzavo il fiuto editoriale. Ero impressionato dal giudizio sarcastico di Cases in “Che cosa fai in giro?”, il quale parlando del suo antenato rabbino di Reggio, Israel Carmi, oppostosi a Napoleone, il grande livellatore della differenza ebraica, scriveva: Ceronetti, Zolla e Calasso “mi invidierebbero un antenato che si oppose all’imperatore”. Per Cases, e si parva licet anche per me, l’evasione verso il misticismo del trio era incomprensibile. Mi sono ricreduto in questi giorni leggendo il breve libro di Calasso, uscito postumo e dedicato a Bobi Bazlen, di cui sempre il crudele Cases lamenta “l’aura mitica e la scarsa produttività”. Si tratta di un testo in verità autobiografico, in cui Calasso racconta gli anni della sua formazione attraverso i ricordi soprattutto del periodo romano dell’inventore della casa editrice Adelphi. Il gioco d’intarsio fra i ricordi personali e i testi che Calasso medesimo aveva già pubblicato in (“Note senza testo”) rendono impervio il cammino di chi voglia discernere la parola di Bobi con quella di chi ne rammemora le gesta. Meno di cento pagine, fitte di episodi e personaggi.
Due note mie, senza testo. Nel 1941 Bobi acquistò un quaderno, doveva diventare il “Diario dell’ariano”, egli (cioè il Duce) volle che diventasse il “Diario dell’Ebreo”. Seconda nota, pag. 57 sull’antefatto della poesia di Montale sul ’38 e le leggi razziali, “Dora Markus”. Con una cartolina con due belle gambe di donna, Bobi aveva ordinato a Montale di scrivere una poesia sulla sua Musa ebrea. Più tardi Bobi dirà di non essere convinto di quei versi, sentiva che vi mancava qualcosa che possiamo dedurre solo dalla risposta di Montale (la lettera di Bobi non s’è conservata). Il qualcosa che il poeta “non se la sentiva” di nominare era la catastrofe incombente che Montale stesso avrebbe sempre – di poco – schivato, ma che riapparve in una nota alla prima edizione delle Occasioni: “Finale di una poesia non scritta. Antefatto ad libitum. Servirà sapere che Liuba – come Dora Markus era ebrea”. Fine delle virgolette, nota di Calasso, dunque virgolette per ridare la parola direttamente a lui: “Quell’antefatto ad libitum era molto preciso – e dava a quegli otto versi una sospesa e lacerante tensione”.

Alberto Cavaglion