Il forum internazionale legato al G20
“L’odio che uccide nei luoghi di culto:
ricordiamo, nel nome di Gaj Tachè”

Dal 12 al 14 settembre Bologna ospiterà un Interfaith Forum in tre giornate collegato al G20 con presidenza italiana. Dagli stravolgimenti in atto nell’area mediorientale alla sfida ecologica, dal terrorismo fondamentalista alle buone pratiche che fanno la differenza. Molteplici i temi al centro con significativi ospiti sia italiani che internazionali e una particolare attenzione al mondo ebraico. La grande conferenza prenderà infatti avvio al sabato sera, con la preghiera dell’havdalah che segna la fine dello Shabbat. Il primo Shabbat del nuovo anno ebraico 5782 alle porte. Tra i molti ospiti annunciati nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso la sede dell’Associazione della Stampa Estera il presidente del Parlamento europeo David Sassoli e il presidente del Consiglio Mario Draghi. Numerosi anche gli esponenti ebraici coinvolti: rappresentanti istituzionali, rabbini, intellettuali.
Ad illustrare i punti salienti del programma il professor Alberto Melloni, segretario della Fondazione per le scienze religiose di Bologna, con al fianco il rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, e Marina Sereni, viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. In collegamento W. Cole Durham, presidente del G20 Interfaith Forum Association e Matteo Maria Zuppi, arcivescovo metropolita del capoluogo emiliano-romagnolo. A condurre l’evento il giornalista olandese Maarten Van Alderen, presidente della Stampa Estera.
Un momento di commemorazione e riflessione in ricordo di tutte le vittime di attentati avvenuti nei luoghi di culto caratterizzerà la serata inaugurale. Significativa, spiega Melloni a Pagine Ebraiche, la scelta della data in cui questa riflessione prenderà avvio: l’attentato al Tempio Maggiore di Roma del 9 ottobre 1982 in cui perse la vita il piccolo Stefano Gaj Tachè. “Una storia italiana, che ci riguarda tutti”, sottolinea il professore. L’Interfaith Forum sarà l’occasione per un primo annuncio sul lavoro di ricognizione avviato da quella drammatica giornata ad oggi: “Abbiamo censito finora 2900 attentati. Il mio obiettivo – spiega – è di arrivare a una sorta di Yad Vashem delle vittime, facendo memoria di tutti i nomi”. In questo senso la tre giorni bolognese darà avvio a un progetto di studio e catalogazione che si concluderà per l’ottobre del 2022, nel 40esimo anniversario dell’attentato. Un modo per confrontarsi consapevolmente con quella che da alcuni, Melloni compreso, è stata definita una vera e propria “pandemia dell’odio”.
Un tema sollevato dallo stesso rav Di Segni, che ha ricordato come “questo secolo e millennio” siano iniziati “sotto la triste bandiera dei conflitti religiosi”. Uno scenario critico da affrontare con coscienza della minaccia in atto e “sgombrando il campo da ogni retorica e celebrazione”. I problemi, ha detto infatti il rav, “ci sono, sono molto complicati e richiedono una volontà e necessità di abbattere barriere che sono psicologiche, culturali e teologiche”.
Tra i protagonisti di parte ebraica, oltre al rav Di Segni in dialogo tra gli altri con il premier Draghi, il presidente del World Jewish Congress Ronald Lauder, la presidente UCEI Noemi Di Segni, i rabbini Alberto Sermoneta, Berel Lazar e David Rosen, il pensatore Haim Baharier, Barbara Pontecorvo presidente dell’Osservatorio Solomon.
La presidente dell’Unione interverrà nell’ambito di un panel su temi educativi che sarà coordinato dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.
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(2 settembre 2021)