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Interfaith Forum del G20,
l’intervento del rav Sermoneta
“Ebrei in Italia, un impegno millenario
in difesa dei diritti e delle libertà”

Si sono aperti a Bologna i lavori dell’Interfaith Forum, il Forum interreligioso del G20 con presidenza italiana. A caratterizzare la sessione d’apertura della grande conferenza internazionale, alla presenza e con l’intervento tra gli altri del presidente del Parlamento europeo David Sassoli, una lezione del rabbino capo rav Alberto Sermoneta.
Un importante contributo sulla storia plurimillenaria dell’ebraismo italiano, i suoi valori e i suoi slanci. Al rav Sermoneta anche il compito, al termine dello Shabbat, di onorare la memoria del piccolo Stefano Gaj Taché. Il suo nome, il nome della giovanissima vittima dell’attentato al Tempio Maggiore di Roma del 9 ottobre 1982, apre infatti un dossier in elaborazione che sarà presentato nel 2022 con all’interno riportati tutti gli episodi e i nomi di tutte le vittime di attentati compiuti nel mondo nei luoghi di culto. Di seguito l’intervento del rabbino capo di Bologna.

A nome della Comunità ebraica di Bologna, di cui sono rabbino capo e mio personale, vogliate gradire i saluti più affettuosi. Si racconta nella Mishnà, la legge orale, che la tenda di Abramo era aperta ai quattro lati, per poter dare maggior ospitalità a tutti i viandanti che avessero avuto la necessità di soffermarsi per rifocillarsi dalla strada, senza mai indugiare ad entrare in essa.
Berukhim ha baim – Benvenuti a tutti voi, nel nome dell’unico Dio, lo stesso di Abramo, che ha avuto il merito di essere chiamato da Dio “Av hammon goiim – Padre di una moltitudine di nazioni” (Genesi 17;5).
Gli ebrei vivono a Bologna fin dai primi secoli dell’ E.V durante i quali hanno fortemente voluto fondare e intrecciare le loro radici nel tessuto cittadino.
Senza nessuna remora possiamo affermare che la religione ebraica ed i suoi appartenenti siano i più vecchi abitanti della città, così come gli ebrei italiani sono gli italiani più vecchi d’Italia.
Essere monoteisti secondo la concezione ebraica non vuole esprimere soltanto la condizione religiosa che si manifesta in sinagoga, in una chiesa o in una moschea, ma significa anche perseguire quegli ideali che sono fondamentali per il comportamento degno degli esseri umani: un comportamento che si fonda sulla libertà e la democrazia e che indica rispetto all’uomo in generale, e ai suoi diritti ad una vita libera e democratica.
Nella sua storia plurimillenaria il popolo ebraico, pur avendo origini dalla Terra di Israele, attraverso continue Diaspore e persecuzioni, ha sempre cercato di integrare la propria vita e le proprie tradizioni a quelle delle nazioni nelle quali è stato costretto a dimorare, cercando di adoperarsi in ogni modo per il bene di esse.
L’inizio della storia del nostro popolo in Italia è datato all’incirca attorno al 200 a.E.V. quando i primi ebrei provenienti da Gerusalemme si impiantarono a Roma, dove fondarono una Comunità che mai più hanno abbandonato. Essi hanno sempre dato dimostrazione di un affetto particolare e nutrito per questo Paese, partecipando in ogni modo alle varie lotte per la difesa dei diritti dei suoi cittadini e per l’ottenimento della libertà.
Durante la loro permanenza fino al 1555, anno dell’istituzione dei ghetti, parteciparono alla vita sociale della nostra città, anche e soprattutto dal punto di vista culturale e accademico, dove si è assistito fra le varie cose, all’attività in seno all’Università più antica d’Europa.
Per ricordarne uno fra i tanti, Servadio Ovadià Sforno vissuto a Bologna agli inizi del Cinquecento; esegeta biblico conosciuto e studiato ancora oggi nelle accademie rabbiniche di tutto il mondo, ma conosciuto anche per la sua professione di medico e per questo chiamato in ambito universitario: Abbir ha rofeim – il Principe dei medici.
Gli ebrei com’è noto hanno subito numerose e terribili persecuzioni, ma hanno tratto da queste l’insegnamento per superare quei dolorosi momenti dedicandosi, con il loro nobile comportamento, ad essere d’esempio per tutti gli altri.
Alla fino del ‘500 furono cacciati da Bologna ma mai la dimenticarono.
Con l’Emancipazione ottenuta nel 1861, dopo oltre tre secoli, non persero l’occasione per tornare nuovamente a viverci e a lavorarci, nel nome della lotta per il rispetto dei diritti di tutte le minoranze religiose ed etniche.
Numerosi professori ebrei e allievi pullulavano nell’Università cittadina, fintanto che le famigerate leggi razziste vennero promulgate, ed a distanza di secoli furono nuovamente discriminati, fino ad essere cacciati dai loro posti di lavoro.
Infine con la Shoah vennero deportati nei campi di sterminio nazisti, da dove un terzo della popolazione ebraica cittadina non fece mai più ritorno.
Il nostro destino però è quello di essere sempre il buon esempio per gli altri e nella nostra tradizione vi è il sacrosanto dovere di dedicarsi al bene del prossimo, qualsiasi sia il suo credo religioso.
Abbiamo appena trascorso la solennità religiosa del Rosh ha shanà – il Capo d’anno; siamo nel 5782 (secondo la tradizione rabbinica) dalla comparsa del primo uomo sulla terra. È questa una solennità, insieme a quella prossima dello Yom Kippur (il giorno dell’Espiazione), ad avere un valore non prettamente ebraico, bensì universale. Si celebra infatti, l’alto valore dell’Essere umano in seno alla Creazione del Mondo.
Nelle nostre sinagoghe si prega l’Eterno per la pace, il benessere, la salute e la vita di ogni essere: non solo degli ebrei, non solo degli uomini, ma di tutti gli esseri che vivono su questo Pianeta.
Nella nostra storia abbiamo sempre incoraggiato ed esortato al perseguimento del benessere e alla vita buona per ognuno, combattendo sempre per la libertà, la difesa dei diritti civili e per la possibilità di esprimere le proprie tradizioni.
Questo è stato ciò che gli ebrei, in Italia e in ogni parte della Diaspora, dove ormai vivono da millenni hanno voluto trasmettere alla società che li ha ospitati; questo è ciò che tutti coloro che credono nei valori positivi dell’Umanità e hanno fiducia negli uomini hanno il compito di attuare.
Fu chiesto ad un famoso Maestro del Talmud qual fosse l’elemento fondamentale per essere ebrei. Egli con estrema semplicità rispose:
“Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te; il resto è commento, va e studia”.
La nostra speranza è che il mondo futuro, le nuove generazioni, possano vedere nel bene del prossimo la cosa più cara che un uomo possa attuare nella sua vita e prodigarsi per un mondo migliore, dove vi sia amore ma soprattutto rispetto per chi ci circonda.

Rav Alberto Sermoneta, rabbino capo di Bologna

(13 settembre 2021)