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La mia ignoranza

Talvolta la mia ignoranza diviene un sottile piacere, segnatamente quando è corredata da una bieca consapevolezza che, non facendosi bastare tanta ignominia, vi aggiunge il pigro rimando ai Maestri romani che tanto amo, affinché, correggendomi, attenuino i danni che la mia ignavia sparge a piene mani. Mi riferisco alle recenti polemiche col cattolicesimo su brani o comunque parti delle Scritture dell’ebraismo.
Premesso il mio massimo e più sincero rispetto per il cattolicesimo – ci mancherebbe – trattandosi di testi afferenti all’ebraismo, l’interpretazione autentica non sarebbe quella nostra? Poiché il mio mentovato rispetto è tutt’altro che di maniera, non andrei (per esempio) a ragionare sui Vangeli, ma attribuirei l’ultima parola alla teologia cristiana.
Capisco che meriterei per soprannome Semplicio, e me lo terrei volentieri, e rammento anche le parole del compianto Joaquín Lavado (“il mondo è semplice, tutti siamo figli o genitori di qualcuno”, fa dire a Susanita). Signori, quant’è bello sbagliare, soprattutto se serve a sollecitare l’altrui scienza!

Emanuele Calò, giurista

(14 settembre 2021)