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Il re e la storia riscritta

Nel clima generale di rivalutazione del fascismo (in barba alla Costituzione e alla legge Scelba) e della monarchia di Vittorio Emanuele III, un lungo articolo di Aldo Alessandro Mola su Il Giornale cerca di lavare il re, ed implicitamente il regime fascista, dalle sue colpe. In quest’operazione di sbianchettamento, Mola se ne esce con l’affermazione che le leggi razziali mirassero, in realtà, non a colpire gli ebrei italiani e a farne dei cittadini di serie B, come avevamo sempre ingenuamente creduto, ma ad isolare il sovrano. Interessante, non sapevo che i Savoia avessero ascendenze ebraiche, forse ci sarebbero voluti dei certificati di purezza del sangue, come nella Spagna del Cinquecento!
Non solo, ma l’autore sostiene, e non è certo il primo a farlo, che il sovrano, pur nel suo cuore filosemita, non aveva altra possibilità che firmare quelle leggi, per obbedire al Parlamento che era espressione del volere degli italiani. Dimenticando che sotto Mussolini l’Italia era una dittatura, piccolo particolare trascurabile.
E visto che siamo in clima elettorale, anche se solo amministrativo, sarebbe forse bene ricordare a chi non lo ricorda o non lo ha mai saputo, cosa erano le elezioni sotto il fascismo. Dopo quelle del 1924, ultime elezioni “libere” ma caratterizzate da violenze fasciste di ogni tipo, non ultimo l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, il regime si fascistizzò, fra l’altro con lo scioglimento di tutti i partiti politici. Le elezioni del 1929 e del 1934 furono in realtà dei plebisciti, con la possibilità di votare sì o no ai candidati in blocco, tutti scelti dal regime. Nel plebiscito del 1929 i sì furono oltre il 98%, in quello del 1934 quasi il 100%. Altro che percentuali bulgare.
Questa la “legalità costituzionale” a cui il re ha dovuto obbedire firmando le leggi razziste. Molti dei candidati alle prossime elezioni si richiamano al fascismo: se vincessero, ma non lo faranno, sarebbero così le prossime elezioni?

Anna Foa, storica

(27 settembre 2021)