moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Oltremare – Capanne

Niente di più adatto ai tempi che viviamo, questa settimana di Succot nella quale dobbiamo tutti adattarci ad abitazioni temporanee e ben poco stabili – anche quando si tratta solo di mangiarci dentro. Un bell’aiuto a questa già forte sensazione di caducità lo dà poi quasi ogni anno il primo acquazzone, accompagnato da vento forte, che scoperchia con facilità le capanne costruite con ottime intenzioni ma spesso con poca maestria e materiali di pessima qualità. D’altra parte, se fossero costruite in modo da reggere troppo bene al tempo – metereologico e non – non servirebbero allo scopo di farci sentire la caducità di cui sopra. E quindi è del tutto normale arrivare dopo un temporale in un luogo già di per sè ventoso come la Marina di una qualunque città sulla costa in Israele, e notare che accanto a ciascuno dei ristorantini c’era una succà, a giudicare dai pali di legno e dai teloni che giacciono in ordine sparso in attesa che qualcuno ci si metta d’impegno per ricostruirla.
Che poi, chi abbia mai costruito una succà in Israele sa che i set con tutti i materiali, di dimensioni standard e qualità variabile, sono versioni facilitate del più semplice mobiletto di Ikea, e anche un adolescente potrebbe costruirne in serie, quasi senza guardare il foglietto delle istruzioni, che il più delle volte neanche esiste. I venditori si aspettano che siamo tutti nati con il martello in mano, noi buoni ebrei: insomma, abbiamo costruito uno stato partendo da dune e sabbia, cosa sarà mai mettere su una succà che non crolli sulla famiglia festante al momento del dolce.
Da domani rientreremo già nelle case a colazione, pranzo e cena, e finita la festa la succà tornerà ad essere scomposta nelle sue componenti: legno, metallo, tessuto, frasche. E davvero avrà inizio l’anno nuovo, adesso che di sera fuori comincia a fare fresco e stare dentro casa al calduccio assume tutto un nuovo significato.

Daniela Fubini

(27 settembre 2021)