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Italia, le grandi città al voto

A partire da questa mattina, si vota in 1.192 Comuni per l’elezione diretta del sindaco, oltre al rinnovo del consiglio regionale della Calabria e alle due suppletive Camera, a Siena e a Roma-Primavalle. L’attenzione è in particolare concentrata sulle città metropolitane: Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli e Trieste. Nella capitale, segnata nella notte dall’incendio sul Ponte dell’Industria (non ci sono feriti, ma una parte del ponte è crollata), la sfida è tra l’ex ministro Roberto Gualtieri, candidato del centrosinistra, e Enrico Michetti, candidato del centrodestra, con l’incognita Carlo Calenda.
Attualmente Torino è l’unica grande città dove il centrodestra è dato avanti: Paolo Damilano è infatti avanti nei sondaggi rispetto a Stefano Lo Russo, del centrosinistra.
A Milano il sindaco uscente Beppe Sala è dato nettamente favorito sullo sfidante Luca Bernardo, ma il tema qui è un altro: i legami di alcuni candidati locali di Fratelli d’Italia con il mondo del neofascismo.

L’inchiesta su Fratelli d’Italia. Il Corriere definisce “deflagrazione politicomediatica-giudiziaria” il caso che coinvolge Fratelli d’Italia a Milano: un’inchiesta del sito Fanpage, realizzata da un giornalista infiltrato nella campagna elettorale di una candidata alle comunali del partito di Giorgia Meloni, ha rivelato sistemi di finanziamenti in nero – su cui la procura di Milano ha già aperto un fascicolo di indagine – e diffuse apologie di fascismo, nazismo assieme a battute antisemite e razziste. I tre principali protagonisti dell’inchiesta, l’eurodeputato Carlo Fidanza, la candidata in Consiglio comunale a Milano Chiara Valcepina, e Roberto Jonghi Lavarini, uomo dell’estrema destra locale definito il “barone nero”, non rispondono ai giornalisti, racconta il Corriere. Ma Jonghi Lavarini, già condannato per apologia di fascismo, interviene sui social per affermare da un lato di essere indipendente dai partiti, dall’altro posta una sua foto con Meloni e Salvini in cui avvisa: “non fate finta non conoscermi” (La Stampa, Domani). Meloni ha parlato di “polpetta avvelenata” prima del voto, e al contempo ha dichiarato che “nel partito non c’è spazio per atteggiamenti ambigui su razzismo e antisemitismo”.

Il veleno antisemita e i conti con il passato. Nella video-inchiesta di Fanpage sulla campagna elettorale di Fratelli d’Italia a Milano sono riprese alcune uscite apertamente antisemite. A prenderne le distanze, riporta il Corriere, Mery Azman, “la candidata nel Municipio 3 a Milano che nel video viene indicata come ‘la candidata ebrea’ perché vicina alla comunità”. Molte le reazioni di condanna alle esternazioni antisemite e razziste arrivate in queste ore, anche da parte del mondo ebraico, tra cui le parole della presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello. Su Repubblica di oggi Ezio Mauro e Michele Serra dichiarano che “la destra italiana non ha mai fatto i conti con il fascismo” e che per questo non ci si possa stupire della vicenda milanese. Sullo stesso quotidiano, il giornalista Paolo Berizzi, bersaglio degli attacchi dei neofascisti, porta diversi esempi di legami tra Fratelli d’Italia e il mondo dell’estrema destra.

Francia e la candidatura di Zemmour. È considerato uno dei più popolari e controversi opinionisti di Francia, nonché megafono delle posizioni più estremiste. E ora la sua candidatura all’Eliseo diventa sempre più forte. Secondo i sondaggi infatti Eric Zemmour raccoglierebbe il 15% dei voti al primo turno, incalzando Marine Le Pen, che crolla al 16%, e superando Xavier Bertrand (14%), candidato favorito della destra moderata (Fatto Quotidiano). “Nostalgico della Francia di De Gaulle ma pure di quella di Vichy che secondo lui ‘protesse gli ebrei francesi consegnando ai nazisti solo quelli stranieri, Eric Zemmour è la star del momento” scrive il Corriere, raccontando come il polemista abbia ricevuto l’appoggio di Jean-Marie Le Pen. Questi, intervistato da Le Monde, ha dichiarato: “La sola differenza tra Eric e me è che lui è ebreo. Difficile dargli del nazi o del fascista. Questo gli dà una libertà più grande”.

Progressisti illiberali. Il filosofo della politica Michael Walzer interviene, intervistato da Repubblica, nel dibattito sulla deriva illiberale di parte dei progressisti. “C’è una nuova sinistra identitaria e intollerante con tendenze autoritarie proprio come un tempo le aveva quella stalinista e terzomondista. Pensano di essere originali e invece ripercorrono i passi errati della vecchia scuola”, afferma Walzer.

Segnalibro. Molta attenzione sui giornali per l’ultimo libro di Alessandro Piperno Di chi è la colpa (Monadori). Un romanzo in cui Piperno, si legge su La Lettura, “allestisce una trama con gli snodi giusti, ma va più avanti: se la prende con la curiosità, il vittimismo, la letteratura che pretende di sciogliere i nodi”. Un libro, aggiunge l’Espresso, che mette a nudo “ipocrisie, miserie, infelicità”. “Godurioso e di scrittura magistrale”, il commento sul Fatto di Gad Lerner. Sul Domenicale del Sole 24 Ore, Giulio Busi riflette sulla figura di Isaac B. Singer, a partire da un recente libro dedicato al celebre premio Nobel per la letteratura firmato da Fiona Diwan (Un inafferrabile momento di felicità. Eros e sopravvivenza in Isaac B. Singer). Tornando su La Lettura, viene presentato il nuovo scritto di Debora Feldman, dal titolo Unorthodox. Lo scandaloso rifiuto delle mie radici chassidiche. Un volume che è, si legge, un atto di accusa contro la comunità Satmar, da cui Feldman, come è noto, è uscita. Su Alias (Manifesto) infine grande attenzione ai volumi editi da Laterza: Italya: Storie di ebrei, storia italiana e Ebrei e capitalismo. Storia di una leggenda dimenticata, rispettivamente di Germano Maifreda e Francesca Trivellato.

Daniel Reichel