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Patriottismo alternato

Il patriottismo (o campanilismo?) dei mass media normalmente si scatena ogni volta che un italiano vince qualcosa, o spera di vincere qualcosa, oppure non vince e si sente defraudato. Quest’estate durante le Olimpiadi nessun telegiornale o giornale radio si azzardava a trattare qualunque altro argomento se prima non aveva debitamente dato conto delle medaglie conquistate dall’Italia nelle ultime ore. Per non parlare degli Europei di calcio in cui si trattava ampiamente non solo delle partite ma anche delle trepidazione in vista delle partite e dei successivi festeggiamenti. Spesso il resoconto della notte degli Oscar o dei festival cinematografici inizia puntualmente non dai premi più importanti ma da quelli vinti (o ingiustamente non vinti) dagli italiani.
Date queste abitudini ho trovato sconcertante la scelta del TG1 delle 13.30 di martedì scorso di relegare la straordinaria notizia del Premio Nobel per la fisica a Giorgio Parisi quasi alla fine del telegiornale, ultima annunciata nei titoli di testa. Forse perché la notizia era appena arrivata e non c’era stato tempo di preparare un servizio? No, perché la collocazione in coda a tutto il resto è stata ripetuta puntualmente nell’edizione delle 20. Stridente il contrasto con Moked che riportava invece la notizia in apertura con la massima evidenza ricordando che il professor Parisi quando era presidente dell’Accademia dei Lincei aveva invitato la senatrice a vita Liliana Segre a tenere una lezione sul futuro del ricordo consapevole.
In effetti l’Italia non ha mai trattato particolarmente bene i suoi fisici. Penso per esempio a Enrico Fermi e a Emilio Gino Segrè costretti all’esilio come conseguenza più o meno diretta delle leggi razziali. Per non parlare di Galileo Galilei. Per non parlare di Archimede. Ma dov’è andato a finire il nostro consueto gusto di festeggiare qualunque vittoria italiana in qualunque ambito? Forse, ipotizzo, quello che invita alla cautela è proprio ciò che ha reso rilevante la notizia per Moked, l’impegno del professore anche al di fuori del mondo scientifico. E dunque, dato che non si poteva chiedere all’Accademia reale svedese di assegnare contestualmente un Premio Nobel a un italiano di idee politiche opposte per rispettare la par condicio, può darsi che il giorno dopo le elezioni amministrative, con la partita dei ballottaggi ancora aperta, in particolare a Roma, un Premio Nobel politicamente impegnato abbia potuto creare qualche imbarazzo. Dunque in futuro sarà meglio evitare di fissare elezioni in questo periodo dell’anno?
In realtà temo che la spiegazione sia diversa, e forse ancora più preoccupante. Ho il sospetto che qualcuno creda che l’orgoglio patriottico italiano non si possa manifestare in ambiti troppo colti. Le notizie di cultura, si sa, vanno a fine tg: temo sia una sorta di automatismo. Naturalmente potrei sbagliarmi, anzi, lo spero. Perché proprio l’orgoglio patriottico, il tifo per gli italiani che noi italiani amiamo fare sempre e comunque, potrebbe offrire un’ottima occasione per avvicinare alla fisica anche coloro che finora se ne sono tenuti sdegnosamente lontani. Stiamo a vedere cosa accadrà dopo i ballottaggi.

Anna Segre