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Camerati grigi

Ci sono situazioni e condotte che rivelano quella sgradevole assenza di etica che si accompagna ad una visione del mondo, e della società, sospesa tra caserme e postriboli. Il tutto abbondantemente annaffiato da quella miscela di maschilismo, machismo e opportunismo che è proprio di individui, a volte anche donne, che rimpiangono il tempo della prevaricazione. Non può quindi sorprendere il fatto che le immagini stesse di quelle circostanze trasudino gusto per la prevaricazione e risultino non solo volgari ma moralmente oscene. Scoprire che esiste un segmento significativo di «rappresentanti del popolo», e quindi di elettori, proclive e comunque benevole verso il passato fascista è un po’ come fare l’esperienza dell’acqua calda. Al netto delle polemiche politiche, chi lavora da sempre sullo studio di un’area politica radicale, il cui posizionamento coincide per più aspetti con il lascito dei regimi della destra totalitaria e illiberale, sa benissimo di cosa si stia parlando. Posto che il passato, se è cronologicamente transitato, tuttavia proietta sempre parti di sé nel presente. Nel caso di ciò che fu il fascismo in Europa, il suo calco è duro a morire. Quand’anche, come oggi, le condizioni per il ritorno dei vecchi regimi siano pressoché inesistenti. In altre parole, non lo si liquida una volta per sempre dichiarandolo inconsistente. Un tale modo di fare, altrimenti, si chiama rimozione. Esattamente ciò contro cui quotidianamente ci pronunciamo, chiedendo ai nostri interlocutori di assumersi le loro responsabilità. Esiste una pregiudiziale antifascista che non è per nulla venuta meno ma nei confronti della quale diverse forze politiche manifestano una sostanziale sufficienza che si trasforma poi in intolleranza. La qual cosa lascia facilmente presagire la mancanza di volontà di confrontarsi con se stessi, la propria storia (a volte rimossa in pubblico ma spesso rivendicata in privato), il passato di una nazione, di un continente ma anche il futuro a venire di partiti che si candidano a governare l’Italia. La finta irrisione di certe condotte («è goliardia, sono scemenze»), quand’esse manifestino pulsioni fascistoidi per nulla risolte, è non meno grave di queste ultime. Poiché rivela, per l’appunto, la non volontà di fare chiarezza una volta per sempre, anche a rischio di perdere alcuni voti, dovendosi ricollocare nel quadro politico con una limpidezza che invece continua a difettare. Alcuni segmenti della destra non liberale hanno semmai fatto significativi passi indietro rispetto agli sforzi messi in campo da alcuni loro esponenti, poi per buona parte neutralizzati sul piano politico, per andare oltre nostalgie e rimpianti. Alle banali contro-obiezioni mosse a chi ne contesta l’atteggiamento di irrisolta simpatia per un passato che non trascorre, è bene ricordare, tra le altre cose, che il fascismo come movimento si nutrì da subito di una perversa idealizzazione della violenza attraverso la sua rivendicazione come atto liberatorio (tirare fuori i muscoli e gli istinti), qualcosa che per l’appunto sembrava ondeggiare tra feroce goliardia e cinismo quasi etologico, nel nome del diritto alla prevaricazione da parte del più forte.

Claudio Vercelli

(10 ottobre 2021)