Dialogo, strumento
per costruire la società

L’intera storia e cultura ebraica è profondamente legata al concetto di dialogo, al confronto che presuppone il riconoscimento dell’altro, ma anche di se stessi. Una consapevolezza al centro dei diversi interventi che, dalla città capofila Padova, hanno aperto la Giornata Europea della Cultura Ebraica dedicata proprio al tema dei “Dialoghi”.
“Un termine denso di significati profondi. – ha evidenziato nel suo messaggio il Capo dello Stato Sergio Mattarella – Il dialogo implica il riconoscimento reciproco tra gli interlocutori. Riconoscersi e quindi rispettarsi è un principio alla base della coesione all’interno della società e un valore cardine della nostra Carta costituzionale”.
Un dialogo che tra mondo ebraico e società civile ha percorso i secoli, dando contributi fondamentali alla cultura nazionale e non solo, ma anche segnato da violenze e pregiudizi di cui tutt’ora si leggono i segni. Una dialettica proficua, per quanto complicata, di cui Padova, come ha sottolineato il presidente della sua Comunità ebraica Gianni Parenzo, è un esempio. “In questa città il dialogo non si è mai interrotto. Grazie anche all’università che, unica in Europa, dalla metà del Cinquecento ha ammesso e laureto studenti ebrei provenienti da tutto il continente”. Un esempio significativo di come lo scambio culturale abbia radici antiche, da coltivare e riscoprire. E a questo, ha proseguito Parenzo, serve la Giornata della Cultura Ebraica: “A comunicare che l’ebraismo è vivo e vitale; che rappresenta una piccola minoranza, che ha contribuito e contribuisce con i suoi valori al cammino verso una società migliore”.
Il significato di questo contributo, sotto i diversi profili del dialogo, è stato il cuore dell’incontro inaugurale della Giornata a Padova. Dopo i saluti istituzionali, con la lettura dei messaggi del Capo dello Stato Mattarella, del Presidente del Consiglio Draghi, della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e del Ministro del Turismo Massimo Garavaglia, si è entrati nel vivo del tema di questa edizione, con l’incontro dedicato al “Dialogo tra istituzioni e mondo ebraico in Italia”.
A condurlo, l’assessore al Bilancio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Davide Romanin Jacur, con le conclusioni affidate alla Presidente UCEI Noemi Di Segni. “Padova è il paradigma del dialogo con le istituzioni” ha evidenziato Jacur, citando come esempio l’università aperta agli ebrei, ma anche la nascita nel 1829 del Collegio rabbinico (poi trasferitosi a Roma). “E infine non possiamo non citare una particolarità di Padova, cioè che agli inizi del Novecento tutte le cariche istituzionali pubbliche votate siano state, per un certo periodo, attribuite a personalità ebraiche”. Dal senatore Leone Romanin Jacur al sindaco Giacomo Levi Civita. “Mattoni nella costruzione della storia nazionale” ha evidenziato Riccardo Nencini, presidente della Commissione Cultura del Senato, parlando dei contributi dell’ebraismo all’identità e cultura italiana. Per Nencini inoltre uno degli elementi fondamentali da richiamare in questa Giornata è “la conoscenza, perché ti permette di fissare dei canoni del dialogo che non ti mettono in condizione di avere paura dell’altro, ma di dialogarci in modo paritario. Il mondo ebraico insegna questo. Non siamo ancora a questo punto, ma speriamo di arrivarci”. Un’auspicio colto anche dal consigliere regionale Alberto Villanova, che, ha ricordato Romanin Jacur, è stato primo firmatario e proponente della legge Regionale sulla Memoria n. 5/2020 in Veneto. Villanova ha parlato della necessità di conoscere la storia, di farla dialogare con il presente e ha evidenziato il ruolo positivo dei giovani. “Dicono spesso che i giovani non sono interessati, che non vogliono approfondire, e invece la mia esperienza è molto diversa”.
Una panoramica storica invece legata al ruolo del mondo ebraico in Italia dal dopoguerra ad oggi è stato il tema sviluppato dall’eurodeputato Flavio Zanonato, che ha richiamato l’importanza della firma dell’Intesa tra Stato e minoranza ebraica e i suoi effetti.
Il dialogo con il mondo cattolico e la sua evoluzione grazie all’Enciclica Nostra Aetate è stato invece il tema sviluppato da don Giovanni Brusegan, già delegato del vescovo ai rapporti con le altre religioni. Il suo è stato un invito a passare “dai documenti al vissuto: di fare atti concreti sulla scia della lezione della Nostra Aetate” di apertura e riconoscimento verso l’ebraismo. Di lavorare al dialogo nel quotidiano. Un impegno ribadito, sul versante del mondo islamico, anche dal presidente dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia Yassine Lafram.
Il dialogo, la riflessione conclusiva della Presidente Di Segni, “non avviene solo con l’incontro di un giorno speciale, in occasioni delle grandi cerimonie, ma si coltiva soprattutto in molti momenti e situazioni. Con visite e reciproca presenza, gli uni presso gli altri, con la capacità di rileggere il passato o i pericoli del presente”. Un dialogo che deve toccare molte sfere della società, anche all’interno del mondo ebraico, ha sottolineato Di Segni, richiamando la necessità di alcune controparti – dalla Chiesa alla politica fino alla società civile – di riconoscere le responsabilità del passato per costruire un futuro condiviso e di riconoscimento reciproco.