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Fascisti in azione

Dopo tanto insistere e dibattere sul fascismo che non è più un problema, sul fascismo che è morto e sepolto e non più attuale, e sul fascismo che sarebbe un pretesto per dar voce ai comunisti, ecco finalmente il mostro che rialza la testa ed esce dal sommerso. I fascisti-neofascisti-postfascisti li abbiamo finalmente visti all’opera, nuovamente e come ai bei tempi. Ci sono, sono vivi e vegeti. Forse non sono molti, forse non sono un pericolo (dirà qualcuno) ma ci sono e ripongono i problemi di sempre, i problemi che sono costitutivi della loro stessa esistenza: violenza, rifiuto della convivenza civile, attacco alle istituzioni democratiche.
Il fascismo è sventuratamente vivo e vegeto, ha solo covato sotto le braci, e a qualcuno ha fatto piacere fingere di non saperlo e di non vederlo.
Ora chi lo ha coccolato di nascosto, chi se n’è servito come bacino elettorale, chi ha smesso orbace e manganello per la finzione del doppiopetto si sta confrontando con l’imbarazzo della convivenza e della connivenza e si sta sforzando di prendere le distanze, di negare i propri rapporti ambigui e politicamente criminali con l’eversione, con la violenza, con l’antisemitismo, con il razzismo, con la tentazione dell’antistato.
Al fascismo è stata data la parola, il diritto della rappresentanza, la libertà dell’eversione sotterranea. E questo, senza che mai una parola sia stata detta dalle frange neofasciste dell’arco costituzionale per condannare apertamente il fascismo di cui sono eredi e i crimini che il fascismo ha perpetrato.
La democrazia ha fallito. Con il pensiero fascista, con gli ideali antilibertari dell’intolleranza e della violenza la democrazia non funziona. E per non soccombere un’altra volta, per non riportare il paese a rotolarsi nel sangue e nel dolore, forse la democrazia deve rinunciare un po’ a quella tolleranza che diventa permissivismo, debolezza e disgregazione del sistema democratico. La democrazia deve convincersi che quello con il fascismo non è un semplice, democratico scontro politico sugli ideali, ma una guerra in cui è in gioco la nostra libertà.
E speriamo che questa volta prevalga la vita sulla morte.

Dario Calimani

(12 ottobre 2021)