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Columbus Day

Come accade ormai da alcuni anni il 12 ottobre si è ripetuto il tentativo da parte di gruppi radicali americani di abolire il Columbus Day come festività federale e di sostituirlo con una festa dedicata ai nativi.
È un’altra manifestazione della cancel culture, del tentativo non solo di processare la storia ma di cancellarla come se tutto ciò che è avvenuto – non solo in America – dovesse essere non tanto oggetto di riflessione ma semplicemente cancellato, come se non fosse mai esistito.
Ha un senso questo tentativo? I fautori di questa opera di cancellazione dovrebbero ricordarsi del motto americano ”E pluribus unum”, che non è soltanto un richiamo al carattere federale della Costituzione americana ma ci ricorda anche che gli Stati Uniti, come oggi li conosciamo, sono il frutto della confluenza di molti popoli: sono il prodotto non solo della colonizzazione anglosassone ma anche dell’apporto di grandi flussi migratori: italiani, tedeschi, ebrei, greci, russi ma anche cinesi e giapponesi e tanti altri popoli hanno contribuito a fare degli Stati Uniti ciò che adesso sono, un Paese multiculturale che ha elaborato una sua propria cultura senza però dimenticare quelle di origine.
È doveroso riconoscere ai nativi la loro specificità e ricordare, anche con una particolare festa, la loro identità e far conoscere la loro storia, prima e dopo l’arrivo degli europei. Ma perché ci sia questo doveroso riconoscimento è necessario cancellare il ruolo svolto nella costruzione degli Stati Uniti da parte di altri popoli?
I tentativi di cancellare la storia, soprattutto attraverso l’eliminazione dei suoi simboli visibili, può aver successo in un determinato momento ma sul lungo periodo è destinato a fallire. Si ricordi ciò che è avvenuto nell’Unione Sovietica che in età staliniana e poststaliniana cambiò radicalmente tutta la toponomastica delle città sovrapponendo le figure del comunismo sovietico e internazionale alle denominazioni tradizionali. Al crollo dell’Unione Sovietica quasi tutte quelle denominazioni sono scomparse e città e strade hanno ripreso quelle tradizionali.
Appare perciò opportuna la decisione del Presidente Biden di non cancellare il Columbus Day – come hanno fatto ben 45 Stati dell’Unione – ma di affiancargli nello stesso giorno la celebrazione della festa dei nativi.

Valentino Baldacci