moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Il divieto per i kohanim

Nella nostra parashà – Lekh Lekhà – leggiamo un fatto piuttosto curioso: “E Malkì Tzdeq re di Shalem che era un sacerdote del D-o altissimo, estrasse del pane e del vino” (Bereshit 14;18)
Si narra nel midrash che Malkì Tzedeq non fosse altri che Shem, figlio primogenito di Noach e che fosse un Sacerdote: un Kohen.
Se così è, perché nell’episodio narrato nella parashà non offrì soltanto il pane, ma anche il vino?
Nel Talmud (ta’anit 17a) troviamo scritto che i kohanim hanno il divieto di bere il vino, per non svolgere il loro servizio nel Bet ha Miqdash in stato di ubriachezza e, persino dopo che il Bet ha Miqdash fu distrutto, essi mantengono lo stesso divieto poiché, nel caso in cui il Tempio fosse ricostruito all’improvviso, i kohanim hanno il dovere trovarsi in stato di assoluta lucidità, nello stesso istante.
Per questo motivo è stato comandato che i kohanim possono bere vino soltanto quando consumano un pasto completo (shulchan ‘arukh orach chaiim 99 – 161).
Da qui si impara che Malkì Tzedeq offre non solo pane ma un vero e proprio pasto, in modo da poter consumare anche il vino, insieme ad Avraham, per fare un pasto conviviale ed aumentare il numero di benedizioni da recitare al Signore.

Rav Alberto Sermoneta

(15 ottobre 2021)