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“Offese alla Memoria,
non lasciateci soli”

Lo sdegno e le condanne per la manifestazione No vax e No green pass di Novara – dove le persone in corteo hanno scelto di paragonarsi ai prigionieri dei Lager, vestendosi come tali – sono unanimi. Dal Corriere della Sera al Giornale, da Domani a Libero, i quotidiani danno molta evidenza alle parole della Presidente UCEI Noemi Di Segni che ha definito la manifestazione “un abuso e un’offesa alla Memoria” davanti alla quale non si può “invocare la libertà d’espressione garantita dalla Costituzione”. Su La Stampa, con un editoriale richiamato in prima pagina, la Presidente UCEI lancia un appello ulteriore alla società e alle istituzioni: “questa volta non lasciateci soli”. “La difesa di una Memoria consapevole, cardine di ogni società progredita in marcia verso il futuro, non è né potrà mai essere una questione dei soli ebrei. – evidenzia con forza Di Segni – Serve una reazione forte sul piano sia normativo che educativo dei giovani e giovanissimi affinché si comprenda la distorsione compiuta nel richiamo della Shoah da parte di questi e altri manifestanti”. Sulla stessa linea, la presidente della Comunità ebraica di Novara-Vercelli Rossella Bottini Treves, che, dopo aver levato per prima la voce, ha ribadito a La Stampa che la manifestazione No green pass è stata “offensiva nei confronti della memoria di tutti gli italiani, ebrei e non ebrei trucidati nei campi. È stata, viste le ricorrenze di questi giorni, anche una mancanza di riguardo, per non dire un oltraggio, anche ai tanti cittadini morti a causa del Covid”.
Il quotidiano torinese chiede inoltre un’opinione sulla vicenda a Edith Bruck, scrittrice sopravvissuta alla Shoah. Per Bruck dietro la manifestazione di Novara c’è l’estrema destra: “è fuor di dubbio, a parer mio, che dietro a sfilate di questo tenore ci siano le camicie nere, una pericolosa riacutizzazione della politica di destra. – afferma la scrittrice – Lo abbiamo visto, del resto, a Roma, lo scorso 9 ottobre con piazza del Popolo arringata da Forza nuova e lo vediamo in Europa, in Polonia e in Ungheria, dove spirano venti di destra”. Sul Giornale Fiamma Nirenstein allarga il quadro e denuncia l’antisemitismo di destra e di sinistra. Di “provocazioni indegne”, usate “per finire sui giornali” ha parlato il vicepresidente della Comunità ebraica di Roma Ruben Della Rocca. Amare invece le considerazioni di Corrado Augias su Repubblica che vede nei farneticanti paragoni il pericolo di un annacquamento della Memoria della Shoah: “se gli sciagurati di Novara davvero fossero soltanto degli ignoranti, bisognerebbe ritirare sia l’accusa di empietà sia quella di imbecillità (in senso clinico) per ripiegare sulla desolata constatazione che l’inerzia di una pace durata – nei confini europei – quasi ottant’anni, ha reso quei crimini senza precedenti, di cui ancora sopravvivono testimoni diretti, indistinguibili dalle cento altre sciagure che hanno colpito l’umanità nel corso della sua storia tormentata”.

Predappio e le sfilate fasciste. Altra vergognosa consuetudine è quella raccontata su La Stampa: il raduno fascista a Predappio per celebrare il novantanovesimo anniversario della Marcia su Roma. Il quotidiano dà voce ad alcuni dei presenti, tra farneticazioni fasciste, razziste e antisemite di cui è difficile stupirsi. Ma si spiega anche come, secondo alcuni, “il turismo mussoliniano porta a Predappio 100 mila persone all’anno”. “È innegabile l’indotto economico sul territorio”, conferma l’attuale sindaco, Roberto Canali, che però afferma di non poter far nulla: “Quei negozi di souvenir fascisti li ho trovati e quindi immagino che siano a norma di legge”. A proposito di passato, sulla prima del Corriere Ernesto Galli della Loggia sostiene che in Italia vi sia la “paura dell’eterno fascismo”. E scrive: “dire di Mussolini che ‘ha fatto anche delle cose buone’ – come hanno sempre detto e dicono ancora oggi milioni di nostri concittadini – dovrebbe essere la prova allarmante che gli italiani non hanno mai smesso di essere fascisti, e che perciò l’Italia intera corre sempre il rischio di divenire tale?”. A fronte di quanto accaduto a Roma il 9 ottobre, non sembra questo però essere il punto.

Da Roma a Glasgow. Il tema del clima è al centro delle analisi odierne dei quotidiani, in particolare con il passaggio di testimone dal G20 di Roma alla Cop26 di Glasgow. Nel summit italiano si è ribadito l’impegno a contenere l’aumento della temperatura del pianeta entro +1,5°C. Ma non sono arrivate decisioni stringenti, in particolare sulle date. Al Corriere la climatologa Claudia Tebaldi spiega che serve una accelerazione, con una riduzione globale delle immissioni, altrimenti “se tutto va bene” l’aumento sarà contenuto solo fino a 2,1°C. Con tutte le ripercussioni e i danni conseguenti al pianeta.

Lotta alla pandemia. Continua in Italia la discussione sulla terza dose del vaccino anti-Covid. E Israele rimane ancora una volta il riferimento, come scrive il medico Daniele Coen su Domani, che richiama alcuni studi su seconde e terze dosi portate avanti nel paese. In particolare, Coen, che definisce il terzo richiamo “una buona pratica”, spiega come “nel corso di una osservazione durata per ora poco più di un mese, l’incidenza di infezioni da Sars-CoV-2 è stata undici volte più alta e quella di infezioni severe quasi venti volte più alta nei soggetti che non avevano ricevuto la dose booster”.

La Francia di Zemmour. “Si definisce ‘ebreo berbero’. Eppure è accusato di venature antisemite. All’apparenza, un enigma della storia e della politica. Un leader amato dai giovani – Génération Z si chiamano i suoi attivisti – che riapre ferite secolari: dubita dell’innocenza di Dreyfus, cita Maurras e Barrès, evoca le pulsioni parafasciste della Francia tra le due guerre, arriva a elogiare Pétain che ‘sacrificò gli ebrei stranieri per salvare gli ebrei francesi’; il che oltretutto è falso”. Così il Corriere raccontando la controversa figura del polemista francese di estrema destra Eric Zemmour, candidato all’Eliseo.

Segnalibro. Il Corriere presenta il nuovo saggio dello storico Carlo Greppi, “Il buon tedesco”, edito da Laterza. Si tratta della storia di Rudolf Jacobs, capitano della marina tedesca che disertò per unirsi alla Resistenza. Morì a Sarzana guidando un attacco contro i fascisti alla caserma delle Brigate nere all’albergo Laurina.

Daniel Reichel