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Nuova figuraccia per il calcio italiano
“Per la Lazio un problema di fascismo”

Tutto fuorché un fulmine a ciel sereno la decisione del ministero dell’Interno francese di vietare ai tifosi della Lazio la prossima trasferta di Europa League a Marsiglia a causa del “comportamento violento” di una parte degli ultrà oltre che per “la ripetuta interpretazione di canti fascisti e la realizzazione di saluti nazisti”. Una pessima fama che ha portato all’adozione di questa misura straordinaria, duramente contestata dalla società capitolina che in una comunicazione di poco successiva sostiene di aver “sempre combattuto con azioni concrete i comportamenti violenti ed ogni tipo di discriminazione, dentro e fuori gli stadi” e di aver posto in essere “iniziative tese a promuovere i principi valoriali dello sport e il superamento di tutti gli steccati di carattere sociale, culturale, economico, etnico e religioso”. Nella nota la Lazio parla di “espressioni di qualunquismo che dovrebbero indignare tutti gli italiani”.
Anche stavolta, come ormai consuetudine a Formello, nessuna autocritica. Nessuno scatto di consapevolezza su un problema che sarebbe fuorviante delimitare alla sola curva laziale ma che in certi ambienti del tifo sembra aver raggiunto livelli davvero allarmanti. Spesso insufficienti le azioni della dirigenza a contrasto. Come nel caso, il più recente, della sospensione dal servizio del suo falconiere simpatizzante del fascismo.
“Sospendere non è una risposta adeguata ai fatti, di quel contratto andava fatta carta straccia” accusa Triantafillos Loukarelis, il direttore dell’Unar, in una intervista su Pagine Ebraiche di novembre in distribuzione incentrata sulla necessità di un cambio di passo. “Il rischio altrimenti è di mandare messaggi ambigui. E di ambiguità – incalza – qui ne abbiamo molta: le simpatie politiche del falconiere non saranno certo emerse nel momento in cui il video è diventato virale. Troppo facile e scontato condannare quando si apre un caso mediatico”.
Il problema è esteso e attraversa l’intera galassia ultrà. Conferma Loukarelis: “Mi vengono in mente alcune dichiarazioni di Osimhen, l’attaccante nigeriano del Napoli, sulle sue iniziali titubanze all’idea di trasferirsi in Italia. Proprio per una questione di razzismo. L’Italia, nell’immaginario comune, è una realtà razzista. Se non si capisce di per sé quanto ciò sia grave, poniamo la questione in altri termini. Gran parte della positiva influenza della forza lavoro straniera, e non sto parlando solo di pallone, guarderà per forza di cose altrove. E l’Italia sarà sempre più povera e arretrata”.
Servono azioni forti, anche sul piano educativo. Nel corso di un recente incontro cui anche l’UCEI ha preso parte la Lega Serie A si è messa a disposizione per organizzare dei corsi di formazione e per coinvolgere i club della massima serie in questo sforzo, “condividendo l’importanza di inserire un regolamento all’interno del codice etico delle società come elemento chiave per contrastare l’antisemitismo, e di elaborare un protocollo d’intesa dedicato per combattere il pregiudizio, il linguaggio d’odio e le espressioni di violenza”.
Per Loukarelis è giunto il momento che dopo tante parole a parlare “siano i fatti”.

(2 novembre 2021)