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Ticketless – Sionisti
prima del sionismo

Non bisogna lasciarsi sfuggire questo volume. Lo ha scritto una giovane ricercatrice, tratto dalla sua tesi di dottorato discussa alla Scuola Normale di Pisa nel 2013. Uno dei lavori più seri sulla storia del sionismo che mi sia capitato di leggere negli ultimi mesi (Stefania Ragaù, Sognando Sion. Ebraismo e sionismo tra nazione, utopia e stato. 1877-1902, Viella). Come spesso accade nelle tesi di dottorato s’avverte il desiderio di salvare tutto quello che con fatica s’è cercato (e trovato) a discapito della scorrevolezza. Il libro assomiglia per certi versi a una enciclopedia e se fosse stato concepito per lemmi il lettore ne avrebbe tratto giovamento. Non è lungo, ma densissimo. Pieno di scoperte importanti, di nomi e di libri ignoti a chi abbia studiato le origini del sionismo in Europa.
Tre le fasi enucleate dall’autrice per analizzare tre differenti versioni che la secolarizzazione della speranza messianica ha prodotto prima che nascesse il movimento politico: 1. La disseminazione di Sion 2. L’amore per Sion 3. Il ritorno a Sion. Una esplorazione dell’utopia, quando l’avvenire era ancora quello delle aspirazioni dei sogni. Sono tutti saggi originali che compongono una costellazione di opere sconosciute, ritrovate con fatica in giro per le biblioteche d’Europa: Solomon Ropoport, Nachman Krochmal, Peretz Smolenskin, Nathan Birnbaum e, infine, il più amato dalla autrice Edmund M. Eisler. Eccellente anche l’apparato iconografico, con quelle copertine che per il clima in cui furono concepite ricordano le copertine dei libri dei fratelli Bocca in Italia. Una ricerca che ha aspetti geniali che allargano l’orizzonte dei sentieri in Utopia resi celebri da Martin Buber. Halomespeter è il nomignolo mitteleuropeo che di solito veniva con malizia affibbiato a quei personaggi che Svevo definirà “inetti”. “Peter il sognatore” è un personaggio letterario, ma apprendiamo adesso è anche un idealtipo ebraico. Viene in mente, per affinità, l’Italia sognata e cantata da poeti e filosofi prima del Risorgimento. Autori che sconfinano nell’anarchia, talora nel messianismo e nella repubblica ierocratica. “Altneuland” di Herzl romperà, ovvio, l’incantesimo, con una forte dose di realismo politico infrangerà, ma non per sempre, i voli della fantasia.

Alberto Cavaglion