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I Protocolli e la giusta condanna

L’amicizia ebraico-cristiana giovani ha pubblicato un comunicato di condanna della riedizione dei famigerati “Protocolli dei savi di Sion”.
Benissimo perché finora mi sembra che le voci che si sono levate siano state quasi esclusivamente ebraiche. Ma tocca a tutti protestare, non solo agli ebrei. E in particolare ai cristiani e non solo perché è cattolico militante l’editore, ed estensore di un comunicato stampa di puro sapore antisemita, di questo che si propaganda come libro ma è stato in realtà un’arma di distruzione di massa. Ma perché gli intrecci con il cattolicesimo più ostile agli ebrei in questo secolo non sono stati pochi, anche se oggi – almeno così credevamo – era solo sostenuto dall’antisionismo dei paesi arabi.
Pubblicato in Russia nel 1905, arrivato in Occidente con gli emigrati russi, fu dimostrato falso già un secolo fa, nel 1921, dal Times di Londra. Ciò nonostante, la sua diffusione non si fermò. Appoggiato in Polonia dal clero cattolico, in Francia dal cattolicesimo di origine antidreyfusarda, in Italia fu pubblicato nel 1921 dal fascista Giovanni Preziosi e nel 1938 da Julius Evola. Nel 1922 ispirò in Germania l’assassinio di Walter Rathenau, ministro degli esteri tedesco, dopo che la propaganda di destra lo identificava con uno dei savi di Sion. Il partito nazista ne acquistò nel 1929 i diritti e da allora fino al 1938 ne pubblicò ventidue edizioni. Il nazismo è stato sconfitto nel 1945, ma questo “libro” appare ancora vitale. Dobbiamo davvero accettare l’idea che si pubblichi in nome della libertà di stampa e di pensiero?

Anna Foa

(8 novembre 2021)