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Pandemia e antisemitismo in Europa
“Pericoloso aumento degli incidenti”

Per chi monitora con attenzione il fenomeno i risultati del rapporto sull’antisemitismo dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) non rappresentano una novità. Ma sono un ulteriore monito per l’Europa rispetto alla necessità di intervenire con azioni concrete contro questo veleno, che nel corso della pandemia ha trovato nuove strade per diffondersi. Oltre alle vecchie bugie che vengono riproposte, “nuovi miti antisemiti e teorie cospirazioniste che incolpano gli ebrei della pandemia sono venuti alla ribalta”, denuncia infatti il rapporto dell’Agenzia europea. Un documento in cui si segnala in generale un aumento degli incidenti antisemiti nei paesi membri dell’Ue.
In Germania, ad esempio, il Dipartimento per la ricerca e l’informazione sull’antisemitismo di Berlino (Rias) ha rilevato che, nei primi mesi della pandemia, il 44 per cento degli episodi di antisemitismo registrati erano “associati al coronavirus”.
Per quanto riguarda l’Italia, la situazione è più sfumata. “Dopo diversi anni di numeri alternativamente crescenti e decrescenti, gli incidenti antisemiti registrati sono aumentati per due anni consecutivi, nel 2018 e 2019, prima di diminuire leggermente nel 2020. La tendenza generale per il periodo 2010-2020 mostra un aumento del numero di incidenti antisemiti registrati”, si legge nel rapporto che incrocia i dati dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), con il contributo dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, e dell’Osservatorio antisemitismo del Cdec.
Proprio la raccolta dei dati è uno delle questioni su cui secondo l’Agenzia Ue è necessario che i paesi membri intervengano con maggiore sollecitudine. Si registra infatti un fenomeno di under reporting rispetto agli incidenti antisemiti, che complica la possibilità di attivare azioni di contrasto efficaci. “Questo rapporto mostra che rimangono grandi lacune nella raccolta di dati sull’antisemitismo nell’UE, con gli Stati membri che raccolgono diversi tipi di dati e applicano diverse definizioni e pratiche di registrazione quando si tratta di antisemitismo. – si legge nel documento – Questo impedisce un confronto significativo dei dati raccolti ufficialmente tra gli Stati membri e aumenta la rilevanza e la necessità di indagini sulle percezioni e le esperienze di antisemitismo tra gli ebrei autoidentificati, come le indagini condotte dalla FRA”. Due Stati membri – Ungheria e Portogallo – ad esempio non sono stati inclusi perché mancava una fonte di dati ufficiali.
Dunque serve un maggior impegno da parte dei paesi europei. Nel frattempo, sempre sul fronte della lotta all’antisemitismo, il mondo ebraico ha espresso un personale ringraziamento al lavoro svolto dalla polizia in Italia. Lo ha fatto attraverso il riconoscimento conferito dalla European Jewish Association al capo della Polizia, Lamberto Giannini. Premio conferito per il suo ruolo nella salvaguardia e protezione delle comunità ebraiche in Italia, oltre che nella lotta all’estremismo. “Ogni volta che c’è stata una minaccia ha agito e certe azioni fanno la differenza”, si sottolinea nella motivazione del premio consegnato a Cracovia. Da parte sua, Giannini si è detto “molto felice di ricevere questo importante riconoscimento qui in Polonia. Questo premio rappresenta un riconoscimento al costante lavoro che svolgono le forze dell’ordine a tutela della comunità ebraica e di tutti noi”.